Inquinamento plastico fa sì che le cozze perdano aderenza e fatichino ad attaccarsi agli scogli

L’inquinamento plastico dei mari e in generale delle acque è uno dei fattori principali, per quanto riguarda i danni fatti dall’uomo all’ambiente, che possono scombussolare interi ecosistemi. Un nuovo studio, apparso su Environmental Pollution, prende in considerazione le cozze: anche questi animali, che fanno dell’aderenza agli scogli la loro modalità principale per sopravvivere, possono soffrire a causa delle piccole particelle di plastica presenti nel mare.
In particolare in questo caso l’impatto della plastica farebbe perdere aderenza alle cozze con grossi rischi per la loro sopravvivenza.

Nello specifico gli scienziati hanno analizzato le cozze blu esposte a varie dosi di microplastiche non biodegradabili. I ricercatori hanno scoperto che le plastiche fanno sì che le cozze non producano un numero sufficiente di fili di fibre, sottilissime fibre con le quali si attaccano alle rocce. Si tratta di una caratteristica essenziale per le cozze perché grazie a questi “fili”, denominati anche “bissi”, possono resistere alle ondate e alle forti maree rimanendo attaccate agli scogli e restando nei loro ecosistemi.

Lo spiega anche Dannielle Green, ricercatrice dell’Università Anglia Ruskin e prima autrice dello studio: “I bissi aiutano le cozze a formare aggregazioni, aumentando il successo della fecondazione e rendendo le cozze più resistenti alla predazione. Una riduzione di questi filamenti in natura potrebbe portare a impatti a cascata sulla biodiversità e alla riduzione delle rese dell’acquacoltura, poiché le cozze hanno maggiori probabilità di essere spazzate via da onde o forti maree”.

In presenza di plastica, infatti, le cozze producono una forte risposta immunitaria che influenza il loro metabolismo.
Inoltre le cozze, attaccandosi agli scogli, formano anche estese “scogliere” le quali fungono poi da habitat per altre specie animali.

Fonti e approfondimenti

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