Insufficienza renale collegata a maggior mortalità per fumi di incendi boschivi secondo studio

Credito: doi: 10.1681/ASN.2019101066 | American Society of Nephrology)

Secondo un interessante studio condotto da ricercatori di vari istituti, l’esposizione troppo alta all’inquinamento atmosferico causato dagli incendi boschivi può essere collegato ad un tasso di mortalità più alto in quei pazienti che già soffrono di insufficienza renale.

Nello studio, apparso sul Journal of the American Society of Nephrology, si prendono in considerazione soprattutto quelle particelle molto piccole, denominate “particelle fini”, che, una volta inalate, si collocano nel tratto respiratorio e nel flusso del sangue innescando un processo di stress ossidativo ed infiammazione.
I pazienti che soffrono già di insufficienza renale sembrano risultare più sensibili a questi processi.

Per capire il perché, i ricercatori Ana Rappold, della Environmental Protection Agency statunitense, e Yuzhi Xi e Abhijit V. Kshirsagar dell’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, hanno analizzato i dati provenienti da 253 contee statunitensi che si sono trovate loro malgrado vicino allo scoppio di un incendio boschivo negli anni che sono intercorsi tra il 2008 e il 2012.

I dati contenevano anche informazioni sui pazienti con insufficienza renale e/o sottoposte ad emodialisi. E proprio tra questi i ricercatori trovavano il maggior numero di decessi. Calcolavano che per ogni aumento di 10 μg/m3 della concentrazione di particelle fini nell’aria c’era un aumento del tasso di mortalità del 4% durante lo stesso giorno e del 7% durante il mese successivo.

“I risultati evidenziano l’impatto dell’esposizione all’inquinamento atmosferico nelle persone in emodialisi e supportano la necessità di ulteriori ricerche per sviluppare e attuare interventi per gestire l’esposizione durante episodi di fumo di incendi in questa popolazione”, spiega Rappold.

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