Intercettato più lontano buco nero “oscurato” risalente a 850 milioni di anni dopo big bang

Un gruppo di ricercatori dell’Università Statale della Pennsylvania annuncia la scoperta di un buco nero così lontano che quello che hanno osservato risale a 850 milioni di anni dopo il big bang.
È un quasar che si trova ancora nella sua fase “oscurata”, ossia nella fase di formazione in cui dense nuvole di polvere orbitano intorno al buco nero sostanzialmente nascondendolo.

I ricercatori, che hanno utilizzato il Chandra X-ray Observatory, telescopio spaziale della NASA, sottolineano l’importanza della scoperta di un buco nero “primordiale” come questo: “È straordinariamente impegnativo trovare quasar in questa fase ammantata perché gran parte della loro radiazione viene assorbita e non può essere rilevata dagli strumenti attuali”, riferisce Fabio Vito, ricercatore presso la Pontificia Universidad Católica de Chile che ha guidato lo studio.

Probabilmente è il quasar PSO 167-13, scoperto per la prima volta dal telescopio in luce ottica all’Hawaii Pan-STARRS, un buco nero supermassiccio molto luminoso che probabilmente si trova al centro della sua galassia dirigendone la gravità.
Secondo i ricercatori, infatti, il buco nero risulta oscurato dalla densa nube di gas che avrebbe tra l’altro contribuito anche la sua crescita.

Come avrete notato stiamo inserendo molti “probabilmente” anche perché gli autori non sono sicuri se le emissioni a raggi X che hanno ricevuto, di per sé molto deboli, siano inerenti davvero a PSO 167-13 oppure ad un altro quasar di un’altra galassia vicina.

Se si tratta di PSO 167-13, allora bisogna spiegare perché appare “oscurato” ai raggi X ma non in luce ottica. Potrebbe esserci stato un grande e rapido, ma anche inusuale, aumento dell’oscuramento del quasar nel corso dei tre anni di distanza intercorsi tra la prima osservazione con il telescopio hawaiano in luce ottica e la seconda osservazione ai raggi X col telescopio spaziale.

Tuttavia se non si tratta di PSO 167-13, allora vuol dire che siamo di fronte a due quasar molto vicini, la coppia di quasar più distanti mai rilevata.
Inoltre uno dei due rappresenterebbe il quasar ancora “oscurato” più lontano mai rilevato.

“Sospettiamo che la maggior parte dei buchi neri supermassicci nell’universo primordiale siano occultati: è quindi fondamentale individuarli e studiarli per capire come potrebbero crescere fino a raggiungere masse di un miliardo di soli così rapidamente”, dichiara Roberto Gilli dell’INAF, uno degli autori della ricerca apparsa su Astronomy & Astrophysics.

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