Intercetteremo intelligenze artificiali extraterrestri e non alieni biologici

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Eventuali prove dell’esistenza di vita extraterrestre intelligente che potremmo ottenere in futuro probabilmente saranno rappresentate da un’intelligenza artificiale e non da una di tipo biologico. È di questo parere Martin Reese, noto cosmologo e astrofisico dell’Università di Cambridge, che spiega, in un nuovo articolo su The Conversation. Reese spiega che mentre la diffusione nello spazio di una civiltà organica/biologica, nel migliore dei casi, può durare al massimo millenni, una condotta da un’intelligenza artificiale potrebbe durare miliardi di anni, praticamente potrebbe non avere mai fine.

Più probabilità di intercettare intelligenze artificiali che alieni biologici

Quando si include il fattore della diffusione cosmica nell’equazione, allora è molto più facile pensare all’incontro con un’intelligenza artificiale piuttosto che con alieni “in carne ed ossa”.
Questo fattore, tra l’altro, riguarda anche la ricerca di tipo SETI, quella che si fa con i radiotelescopi per individuare messaggi di civiltà extraterrestre o comunque firme aliene. Anche in questo caso sarebbe più probabile intercettare un segnale che rappresenti una sorta di sottoprodotto, ad esempio un malfunzionamento, di una macchina ipercomplessa, qualcosa che andrebbe ben oltre la nostra comprensione, piuttosto che un messaggio decodificabile di una civiltà biologica.

Cosa potremmo intercettare

Questo significa che dovremmo concentrarsi praticamente su tutte le bande d’onda, anche quelle ottiche e quelle ai raggi X, invece che metterci all’ascolto solo delle trasmissioni radio. In pratica dovremmo aspettarci altre tipologie di fenomeni e di attività non naturali comunque riferibili a civiltà intelligenti, segnali il cui invio non per forza sarebbe seguito ad una scelta.
In pratica potremmo intercettare, per esempio, “rumori di fondo” di strutture artificiali come quelle che si potrebbero costruire intorno alle stelle per carpirne più energia (le cosiddette sfere di Dyson i). Oppure potremmo cercare firme nelle atmosfere degli esopianeti inerenti a molecole artificiali, come i clorofluorocarburi, gas serra non tossici. Si tratterebbe, inequivocabilmente, di gas serra non prodotti da processi naturali ma da processi di “terraformazione”, o comunque da tentativi da parte di una civiltà intelligente di rendere un pianeta più abitabile o di limitare l’inquinamento industriale.

Cercare nel sistema solare non è folle

Secondo Reese non è poi una follia cercare segni di alieni intelligenti del nostro sistema solare: una civiltà avanzata potrebbe aver trasferito digitalmente la propria intelligenza o le singole coscienze su supporti digitali i quali potrebbero essere macchine minuscole in viaggio per il cosmo. Queste sonde microscopiche potrebbero “invadere” altri pianeti innescando poi la creazione di robot o simili sfruttando le risorse locali. Queste “flotte” di microsonde potrebbero essere intercettate anche nel nostro sistema solare.

Il futuro dell’intelligenza

Lo scienziato fa inoltre un interessante excursus sul futuro dell’intelligenza. Secondo Reese le specie intelligenti, se non si estinguono, possono un certo punto diventare “insondabilmente intelligenti”. Ciò vale anche per gli esseri umani: in un futuro lontanissimo, per esempio, i nostri discendenti potrebbero aver trovato modo di sfruttare l’energia dell’intera massa della galassia. Tutti gli atomi che una volta formavano stelle e gas potrebbero, a quel punto, essere trasformati in un organismo gigantesco, un organismo galattico. Si tratta di concetti che vanno ben al di là di quello che possiamo ora immaginare.

L’intelligenza è una caratteristica molto scalabile

D’altronde l’intelligenza sembra essere una caratteristica molto scalabile: potrebbero esistere, là fuori, civiltà così intelligenti e avanzate tecnologicamente che anche se tentassimo di comprendere i loro avanzamenti o dove essi potrebbero indirizzarsi, semplicemente non ci riusciremmo: sarebbe come spiegare ad una formica la teoria del Big Bang. Puoi provarci in tutti i modi ma difficilmente otterresti risultati semplicemente perché la formica non ha un supporto biologico a livello cerebrale sufficientemente complesso per poter collegare i tanti concetti e nozioni che dovrebbero essere compresi prima di iniziare la spiegazione di una teoria del genere.

Potrebbe venirci in aiuto proprio l’intelligenza artificiale

Non abbiamo dunque speranze? In realtà non è proprio così: potremmo lasciar fare il lavoro di “comprensione” ad un’intelligenza artificiale “autocostruitasi”. D’altronde c’è chi ritiene che non esiste praticamente un limite al livello di intelligenza artificiale nel momento in cui entra in gioco il concetto di “automiglioramento”.
Come spiega Reese nell’articolo, in un lontano futuro potremmo costruire computer con potenze di elaborazione enormi, in grado, per esempio, di simulare un intero universo. A quel punto verrebbe però da chiedersi: e se fossimo noi all’interno di una simulazione?
In generale “dovremmo, tuttavia, essere sicuramente aperti alla possibilità che ci siano molte cose che non capiamo”, spiega lo scienziato.

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