Interferone lambda, importante scoperta fatta su questa proteina che ha ruolo in infezioni virali

Sezioni tissutali dei polmoni di topo infettati da virus dell'influenza. L'immagine a sinistra vede la presenza di interferoni lambda mentre in quella destra essi sono assenti e quindi c'è una migliore crescita e differenziazione delle cellule epiteliali (in rosso) (credito: Francis Crick Institute)

L’interferone lambda è una proteina che svolge un ruolo difensivo nel nostro corpo quando questo è attaccato da un virus. In particolare questa proteina segnala alle cellule del tessuto dei polmoni di attivare le sue difese quando il virus comincia a diffondersi.
Questa proteina si trova attualmente sotto studi approfonditi perché si pensa che possa essere utilizzata come trattamento per la COVID-19, la malattia che è diventata una pandemia mondiale e che è causata dal virus SARS-CoV-2.

I ricercatori del Francis Crick Institute hanno fatto quello che potrebbe essere una scoperta importante riguardo a questa proteina: se è attiva per lunghi periodi di tempo, comincia ad inibire la riparazione del tessuto degli stessi polmoni, qualcosa che naturalmente potrebbe rendere più grave il danno ai polmoni stessi e aumentare il rischio delle infezioni.

I ricercatori facevano questa scoperta nei topi con influenza. Quando questa proteina era maggiormente presente nei loro polmoni, le cellule epiteliali di questi organi cominciavano a moltiplicarsi di meno. Queste cellule sono importanti perché formano il rivestimento degli stessi polmoni e debbono moltiplicarsi di più quando sono oggetto di infezione in quanto devono sostituire regolarmente le cellule danneggiate.
La conferma riguardo all’interferone lambda quale motivo di interferenza con questo importante processo arrivava anche con esperimenti fatti con cellule epiteliali polmonari umane in coltura.

“Questa è una proteina davvero potente con molte funzioni diverse. All’inizio di un’infezione virale, sono funzioni protettive, che innescano che aiutano a combattere il virus. Tuttavia, se rimane nel tessuto per troppo tempo, potrebbe diventare dannosa. Ciò significa che, per qualsiasi trattamento antivirale che utilizza questa proteina, è necessario un equilibrio molto accurato. I medici dovrebbero considerare i tempi del trattamento, che è meglio farlo prima e la durata del trattamento”, spiega Andreas Wack, uno degli autori dello studio.

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