Inventato etilometro che rileva marijuana nel respiro

(DOI: 10.1021/acssensors.9b00762)

La marijuana sta diventando sempre più legale negli Stati Uniti ma ci sono dei limiti nell’utilizzo, così come esistono per l’alcol quando ci si trova, per esempio, alla guida.

A differenza però di quest’ultima sostanza, per la marijuana non esiste un dispositivo veloce per verificare, ad esempio attraverso il respiro, la quantità assunta, come si fa con l’etilometro per l’alcol.
Un vero problema per le forze di polizia e in generale per chi è addetto ai controlli.

Una squadra di ricercatori del Dipartimento di Chimica e della Swanson School of Engineering dell’Università di Pittsburgh ne ha dunque costruito uno.
Si tratta di un dispositivo che può misurare la quantità di tetraidrocannabinolo (THC), ossia il composto attivo presente nella stessa marijuana, tramite il solo respiro.

Attualmente per verificare la presenza di questo composto all’interno del corpo si debbono eseguire analisi di campioni di sangue, di urina o di capelli, processi che non possono essere naturalmente portati avanti, ad esempio, ad un posto di blocco o ad un punto di controllo.

Il dispositivo è costruito con nanotubi di carbonio capaci di catturare le molecole di THC presenti nel respiro.
Una volta catturate, la superficie dei nanotubi cambia le sue proprietà elettriche, cosa che segnala la presenza del composto.

Questi sensori nanotecnologici rivelano il THC con un grado di precisione equiparabile o addirittura migliore rispetto agli spettrometri di massa.
Inoltre, come spiega Sean Hwang, uno degli autori dello studio nonché dei costruttori del dispositivo, è stata utilizzata anche la tecnica dell’apprendimento automatico per “insegnare” al dispositivo a riconoscere la presenza di THC anche quando ci sono altre sostanze intercettabili nel respiro.

Esteriormente è simile a un classico etilometro: vanta un involucro di plastica ed il boccaglio più un piccolo display digitale che indica la misurazione.

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