James Webb osserva Quintetto di Stephan, cinque galassie di cui quattro lontane 290 milioni di anni luce

Credito: NASA, ESA, CSA e STScI

Il Quintetto di Stephan è un gruppo di cinque galassie, di cui solo quattro in realtà vicine fisicamente, visibili nella costellazione di Pegaso. Fu scoperto nel 1877 grazie al telescopio dell’osservatorio di Marsiglia. Il gruppo è stato oggetto di una delle prime osservazioni del telescopio James Webb; l’immagine è stata pubblicata oggi sui siti della NASA e dell’ESA.

150 milioni di pixel

Sebbene il gruppo di galassie sia stato scoperto nel 1877 e sia stato fotografato più volte dai telescopi, l’immagine realizzata grazie al nuovo telescopio della NASA, realizzato in collaborazione con l’ESA e con l’agenzia spaziale canadese, è molto più dettagliata. Con i suoi 150 milioni di pixel, l’immagine è stata in realtà realizzata grazie all’unione di 1000 file grafici differenti.

Quintetto di Stephan

Il Quintetto di Stephan è formato da quattro galassie situate vicino fisicamente e da un’altra galassia, NGC 7320, la più luminosa del gruppo, che appartiene al gruppo solo dal nostro punto di osservazione. Le quattro galassie vicine fisicamente (NGC 7317, NGC 7318A, NGC 7318B e NGC 7319) sono più lontane e distano da noi di circa 290 milioni di anni luce. La quinta galassia invece è distante da noi 40 milioni di anni luce.

NGC 7319

NGC 7319, quella situata più in alto nel gruppo, vanta al suo centro un buco nero supermassiccio almeno 24 milioni di volte più massiccio del Sole. Si tratta di un “nucleo galattico attivo”, una regione intorno al buco nero che emette tanta energia luminosa proprio perché il buco nero attira continuamente materiale a sé. Questa regione ha un livello di luminosità paragonabile a 40 milioni di volte quella del Sole.

Grossa capacità del telescopio spaziale Webb

I dati sono stati raccolti tramite gli strumenti NIRSpec e MIRI, combinazioni tra una fotocamera e uno spettrografo. La grossa capacità del telescopio spaziale Webb, rispetto agli altri telescopi, anche quelli spaziali, sta nel “perforare” i veli di polvere cosmica per guardare letteralmente attraverso. Ciò si è rivelato particolarmente utile proprio per la regione centrale della galassia NGC 7319, molto attiva, troppo per gli strumenti di altri telescopi. Il James Webb è riuscito a catturare dettagli mai rilevati prima di questa regione rilevando anche il gas caldo vicino al buco nero e misurando la velocità dei flussi luminosi che la regione intorno ad esso emette.

James Webb è riuscito a risolvere anche le singole stelle

Per quanto riguarda NGC 7320, che nell’immagine è la galassia che si trova più a sinistra (e che, ricordiamo, è quella che non appartiene fisicamente al gruppo), il James Webb è riuscito a risolvere anche le singole stelle e il nucleo luminoso. Insieme alle cinque galassie il telescopio ha catturato tantissime altre galassie sullo sfondo, un particolare, quest’ultimo, a cui probabilmente dovremo farci l’abitudine visto l’alto dettaglio di risoluzione degli strumenti del telescopio che permettono di fare più scoperte con un’unica osservazione.

Note e approfondimenti

  1. ESA – Webb sheds light on galaxy evolution, black holes


Dati articolo