La Luna si è formata solo 50 milioni di anni dopo la formazione del sistema solare

Campioni di basalto ilmenite raccolti durante la missione Apollo 12 (credito: Maxwell Thiemens, 2019)

La Luna si sarebbe formata 4,51 miliardi di anni fa, solo 50 milioni di anni dopo la formazione del sistema solare secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Colonia.
Si tratta di un periodo collocato sensibilmente prima di quello stimato in precedenza da alcune teorie secondo le quali il nostro satellite naturale si sarebbe formato circa 150 milioni di anni dopo la formazione del sistema solare.

I ricercatori hanno analizzato i campioni della superficie lunare portati sulla Terra a seguito delle missioni Apollo della NASA.
Parliamo di vari chili di campioni lunari, molti dei quali ancora non analizzati approfonditamente, che contengono numerose tracce indiziarie relative alla formazione della Luna nonostante siano stati reperiti dalla superficie.

In particolare hanno analizzato le firme chimiche di diversi elementi, tra cui afnio e tungsteno, presenti in queste rocce, elementi che si sono formati in momenti diversi e che indicano anche la solidificazione dell’oceano magmatico, come dichiara Raúl Fonseca, uno dei ricercatori impegnati nello studio insieme al collega Felipe Leitzke.

Questi nuovi dati non confutano la teoria riguardante la formazione della Luna a seguito di un enorme scontro tra la Terra ed un altro corpo planetario delle dimensioni di Marte, anzi probabilmente la corrobora.
A seguito di questo scontro i detriti che si formarono andarono poi a formare la Luna che inizialmente era coperta da un vasto oceano magmatico composto dalle rocce che si erano sciolte durante l’impatto.

Le rocce cominciarono a solidificarsi relativamente presto, già 50 milioni di anni dopo la formazione dello stesso sistema solare.
Si tratta delle stesse rocce che oggi possono essere trovate sulla superficie della Luna, come afferma Maxwell Thiemens, l’autore principale dello studio.

Sono osservazioni che qui sulla Terra, dove pur era presente un oceano magmatico simile, non sono più effettuabili a causa della nostra geologia più viva che mai.
Si tratta, dunque, di “un’opportunità unica per studiare l’evoluzione planetaria”, come afferma Peter Sprung, altro autore dello studio.

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