La più grande quantità di microplastiche? Si trova alle Maldive

Concentrazione di microplastiche a Naifaru (credito: Doi: 10.1016/j.scitotenv.2020.141263 – Science of The Total Environment)

I ricercatori della Flinders University hanno fatto una scoperta interessante e al tempo stesso preoccupante e scoraggiante. Hanno scoperto che l’inquinamento da microplastica nelle acque che circondano le Maldive, una delle destinazioni turistiche più famose e frequentate al mondo, ha raggiunto livelli enormi tanto da far sospettare che ci si trova di fronte a uno dei mari più inquinati da microplastiche dell’intero globo.

Piccolo excursus sulle microplastiche: si tratta di pezzettini di plastica, di dimensioni che possono andare da quelle su millimetriche a quelle praticamente invisibili, che si creano dall’inquinamento plastico. La plastica, infatti, non si degrada normalmente ma il materiale si spezza in pezzi sempre più piccoli con il risultato che una sola bottiglia di plastica, per esempio, si trasforma in miliardi di pezzettini. Questi ultimi diventano ancora più pericolosi in termini di inquinamento perché possono essere, ad esempio, ingeriti da pesci e animali.

I ricercatori della Flinders, università australiana, hanno analizzato i livelli di inquinamento plastico presente nella sabbia del fondale marino al largo di Naifaru, l’isola più popolosa dell’atollo.
I risultati, poi pubblicati su Science of the Total Environment, mostrano un’altra concentrazione di microplastiche che va da 55 a 1127,5 microplastiche per kilogrammo di sabbia.
La maggior parte delle microplastiche mostrava una lunghezza inferiore ai 0,4 mm, una dimensione sufficientemente piccola da permettere l’ingerimento da parte degli animali marini senza particolari problemi.

Inoltre microplastiche di queste dimensioni possono creare grossi problemi anche alle barriere coralline e in generale a tutti gli ecosistemi marini. Non è una cosa che tocca solo gli animali marini, in ogni caso: l’inquinamento da microplastiche marino può notoriamente creare problemi anche alla salute umana dato che pesci e simili possono presentarsi sui nostri piatti, come lascia intendere Toby Patti, ricercatore della Flinders che ha realizzato lo studio.

Secondo il ricercatore non si tratterebbe, in ogni caso, solo di plastica appartenuta ai turisti: probabilmente la maggior parte viene regolarmente trasportata, grazie alle correnti oceaniche, dai paesi che hanno uno sbocco sull’oceano Indiano, principalmente l’India.
Inoltre, secondo i ricercatori, a rendere più grave il fenomeno sono anche le pratiche di gestione dei rifiuti portate avanti dalle autorità maldiviane che non tengono assolutamente conto della crescita della popolazione e dell’enorme sviluppo turistico che le isole hanno avuto negli ultimi anni, come tenta di spiegare Karen Burke Da Silva, professoressa alla Flinders e altra autrice dello studio.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook