L’arido West americano si sposta sempre più verso est

Il riscaldamento aumenta l'aridità e sposta i limiti di acqua ed energia dell'evapotraspirazione (credito: DOI: /10.1038/s41467-020-14688-0, Nature Communications)

Una nuova ricerca apparsa su Nature Communications mostra che le caratteristiche aree aride e secche del West americano si stanno spostando sempre più verso est anche a causa della diminuzione delle acque sotterranee che sta accelerando la tendenza all’essiccazione.
Sarebbero infatti circa 119 i milioni di metri cubi di acqua che gli Stati Uniti orientali avrebbero perso secondo i modelli realizzati dagli stessi ricercatori, un quantitativo di acqua sufficiente per riempire un quarto del lago Erie.

La causa principale sarebbe naturalmente da addurre al riscaldamento globale in corso, come lascia intendere Reed Maxwell, professore di idrologia presso la Colorado School of Mines ed uno degli autori dello studio: “Anche con un caso di riscaldamento di 1,5 gradi Celsius, è probabile che perdiamo molta acqua sotterranea”.
Dal punto di vista dell’approvvigionamento dell’acqua, la costa orientale degli Stati Uniti potrebbe nei prossimi decenni iniziare ad apparire come la costa occidentale, qualcosa che risulterà una vera e propria sfida da risolvere.

Questo studio è uno dei pochi che prendere in considerazione la circolazione globale delle acque sotterranee per quanto riguarda il clima terrestre, in particolare per quanto riguarda le tendenze all’essiccazione del suolo. Molto spesso si prendono infatti in considerazione solo i movimenti d’acqua sulle superfici, le tendenze della pioggia e il movimento perpendicolare dell’acqua stessa che dalla parte sottostante può arrivare alla superficie.

“Abbiamo chiesto come sarebbe la risposta se includessimo l’intera complessità del movimento dell’acqua nel sottosuolo in una simulazione su larga scala, e pensiamo che questa sia la prima volta che è stato fatto”, riferisce Laura Condon dell’Università dell’Arizona, l’autrice principale dello studio.
I risultati mostravano che gli Stati Uniti orientali, rispetto a quelli occidentali, sono molto più sensibili all’abbassamento della falda freatica e alla diminuzione delle acque sotterranee, oltre che di quelle superficiali.

Forti danni saranno arrecati alla vegetazione oltre che a tutti quegli ecosistemi che fanno ricorso ai corsi d’acqua e ai fiumi, comprese le comunità di esseri umani.
Il punto di non ritorno potrebbe essere raggiunto dalle regioni degli Stati Uniti orientali quando la vegetazione inizierà perdere l’accesso alle acque sotterranee poco profonde.

“Inizialmente, le piante potrebbero non sperimentare stress perché hanno ancora a disposizione acque sotterranee poco profonde, ma mentre continuiamo ad avere condizioni più calde, possono compensare sempre meno e i cambiamenti saranno più drammatici ogni anno”, riferisce la Condon. “In altre parole, le acque sotterranee poco profonde stanno tamponando la risposta al riscaldamento, ma quando si esauriranno, non potranno più farlo”.

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