
Un nuovo studio pubblicato su Journal of the Mechanical Behavior of Biomedical Materials[1] conferma che le rughe che compaiono sulle dita dopo l’immersione in acqua seguono sempre lo stesso schema. Questo effetto, spesso definito “pelle raggrinzita”, ha radici evolutive e ora si scopre anche una sorprendente coerenza nei disegni che lascia sulla pelle.
Un meccanismo evolutivo per migliorare la presa
Da tempo si sa che le dita si raggrinziscono in acqua per aumentare l’aderenza e la capacità di presa in ambienti bagnati. La causa non è il gonfiore della pelle, come si credeva in passato, ma un restringimento dei vasi sanguigni sottocutanei. Questo processo, noto come vasocostrizione, è guidato dal sistema nervoso autonomo. La prova è data dal fatto che chi ha lesioni al nervo mediano non sperimenta questo tipo di rughe.
Un test utile anche in ambito clinico
Il cosiddetto test delle rughe da immersione, o FWT, è già utilizzato nella pratica clinica per valutare la funzionalità del sistema nervoso autonomo. Basta immergere le dita per 30 minuti in acqua calda a 40 °C per valutare il grado di comparsa delle rughe. Ma finora nessuno studio aveva verificato se la disposizione di queste rughe seguisse uno schema stabile nel tempo.
Rughe sempre uguali a distanza di ore
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno fotografato le dita di tre persone prima e dopo l’immersione in acqua, ripetendo poi l’operazione a distanza di 24 ore. Confrontando le immagini, hanno scoperto che i pattern delle rughe rimanevano sorprendentemente simili. Hanno persino usato analisi vettoriali per misurare l’orientamento delle rughe e hanno trovato una forte correlazione tra le due sessioni.
Conseguenze interessanti per la ricerca futura
Secondo gli autori, questi risultati dimostrano che la pelle non forma rughe casuali ma segue uno schema preciso governato dalla struttura interna dei vasi sanguigni. Questo apre nuovi scenari per l’uso delle rughe come impronta biometrica o per monitorare cambiamenti patologici nella pelle. Una scoperta affascinante che ci fa vedere con nuovi occhi qualcosa che abbiamo sempre avuto sotto… le dita.


