L’estinzione del ratto di Maclear coinvolse anche le sue pulci

Rattus macleari (credito: Joseph Smit, PD, via Wikimedia Commons)

L’estinzione del ratto di Maclear (Rattus macleari) può essere considerata come un caso particolare nella lunga lista di animali estintisi a causa dell’uomo.
Questo roditore, molto grande e massiccio, fu scoperto da un gruppo di marinai occidentali nel momento in cui approdarono su un’isola vulcanica disabitata nell’oceano indiano, poi divenuta nota come Isola di Natale, situata tra l’Indonesia e l’Australia.

Quello che sappiamo di questo roditore si basa anche sulle descrizioni che gli stessi marinai e gli ufficiali delle navi che operano sull’isola scrissero. Un’ottima descrizione ci è arrivata comunque dal paleontologo britannico Charles William Andrews con la sua opera A Monograph of Christmas Island.
Secondo Andrews si trattava di topi giganteschi che non avevano paura di nulla e di nessuno e che erano soliti distruggere stivali o pelli che i visitatori dell’isola lasciavano incautamente alla loro portata, ad esempio fuori dalle tende.

Si ritiene che il Rattus macleari si sia estinto già all’inizio del 1900, ed in pochi anni dato che nell’ultima parte del 1800 risultavano ancora relativamente abbondanti, a causa dell’avvento sull’isola dei ratti neri invasivi (Rattus rattus), portati dalle navi dei marinai e dei visitatori, che diffusero malattie sull’isola non sopportabili dai ratti di Maclear.

Oggi, in un nuovo studio pubblicato sul Journal of Insect Conservation, sappiamo che questo maestoso ratto non fu il solo ad estinguersi: l’estinzione coinvolse anche un’altra specie che dipendeva da esso, una specie parassitaria. Parliamo della Xenopsylla nesiotes, denominata anche pulce dell’Isola di Natale.

La scoperta, effettuata da Mackenzie Kwak, parassitologo dell’Università Nazionale di Singapore, dimostra che i parassiti specializzati sono praticamente in balia delle loro specie ospiti, cosa che li rende più inclini all’estinzione rispetto agli stessi ospiti, una caratteristica soprannominata “effetto criptico di perdita”.

Fonti e approfondimenti



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