L’incredibile diversità dei crani delle rane analizzata da nuovo studio

Cranio di Anotheca spinosa, una rana del centromerica, analizzato in 3D (credito: Museum Museum iMAGE bY Edward Stanley)

Un team di ricercatori guidati da Daniel Paluh, studente di dottorato presso l’Università della Florida, si è concentrato sui crani delle rane. Questi anfibi, infatti, vantano una grossa diversità, da specie a specie, per quanto riguarda la forma e le caratteristiche della testa e soprattutto del cranio. Alcune specie, per esempio, vantano delle vere proprie “fortificazioni”, altre delle punte per iniettare veleno e altre ancora delle creste elaboratissime.

I ricercatori si sono in particolare concentrati su quei crani caratterizzati da intricati schemi di scanalature, creste e fosse formati da strati di osso. Questa caratteristica, denominata anche iperossificazione, sembra essersi evoluta più di 25 volte, singolarmente e in tempi evolutivi diversi, nelle rane.
Ad esempio varie specie di rane con teschi di forma e trama simili hanno acquisito queste caratteristiche tramite l’evoluzione anche se separate da milioni e milioni di anni.

“Alcuni dei teschi più strani si trovano nelle rane che mangiano uccelli e mammiferi, usano la testa come scudo o, in alcuni rari casi, sono velenosi. I loro teschi mostrano quanto possano essere strane e diverse le rane”, dichiara Paluh.
Tramite moderne tecniche di digitalizzazione e di scansioni 3D, il ricercatore ha quantificato la forma e le misure delle teste di varie rane scoprendo che quelle che mangiano altri vertebrati, come rettili, uccelli o addirittura altre rane, mostrano teschi più spaziosi e più grandi con una mascella maggiormente vicino alla schiena.
Ciò permette loro una presa maggiore con la bocca per addentare le prede, un po’ come fa Pacman con i nemici. Inoltre queste specie mostrano crani punteggiati da minuscole fosse, cosa che potrebbe fornire più forza nel morso.

Alcune rane, come quelle di Budgett, hanno anche particolari zanne sulla mascella inferiore, caratteristica che di solito non si vede in questi animali. Si tratta di zanne appuntite grazie alle quali infliggono ferite da puntura sulle prede.
Un’altra specie di rana, quella marsupiale di Guenther, vanta invece dei veri e propri denti su entrambe le mascelle e forse anche per questo è in grado di addentare e mangiare prede più lunghe della metà della sua lunghezza corporea.

E ancora, il ricercatore ha scoperto che alcune specie di rane usano la loro grossa testa per tappare l’ingresso della tana per proteggersi dai predatori. Alcune di queste rane, per essere ancora più efficienti in questa azione, vantano sul cranio delle piccole punte o possono iniettare del veleno.
Per quanto riguarda i crani iperossificati, diversi studi hanno spiegato, precedentemente, che questa caratteristica si è evoluta in varie specie di rane per limitare la perdita dell’acqua negli ambienti asciutti.

Tuttavia Paluh non ha trovato collegamenti particolari tra questa caratteristica e l’habitat. Ha scoperto invece che l’habitat può influenzare la forma del cranio con le rane che vivono nell’acqua che mostrano teschi più lunghi e piatti mentre le specie che scavano nel terreno mostrano teste con musi appuntiti.

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