
Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change[1] lancia un grave allarme: i ghiacciai montani non torneranno ai livelli attuali per secoli, nemmeno se si riuscisse a raffreddare il pianeta dopo aver superato il limite di 1,5 °C stabilito dall’Accordo di Parigi.
I danni del superamento temporaneo del limite
I ricercatori hanno simulato per la prima volta l’evoluzione globale dei ghiacciai fino al 2500 in scenari di “overshoot”, cioè situazioni in cui le temperature superano temporaneamente i 3 °C prima di tornare a valori più bassi. Secondo i dati, i ghiacciai perderebbero fino al 16% in più della loro massa rispetto a uno scenario in cui il limite dei 1,5 °C non viene mai superato.
Ghiacciai senza ritorno
Fabien Maussion, coautore e docente all’Università di Bristol, spiega che l’attuale traiettoria delle politiche climatiche punta a un mondo da +3 °C, molto più dannoso per i ghiacciai. Gli effetti del superamento del limite sono duraturi: anche se si riuscisse a riportare la temperatura media globale a 1,5 °C, i ghiacciai non tornerebbero indietro prima di molti secoli.
Conseguenze sul ciclo dell’acqua
Lilian Schuster, prima autrice dello studio, evidenzia come molte regioni glaciali — specialmente quelle alpine, himalayane e andine — soffrirebbero di una riduzione prolungata della disponibilità di acqua, un fenomeno che i ricercatori definiscono “trough water”. Mentre lo scioglimento iniziale produce più acqua (“peak water”), la successiva rigenerazione dei ghiacciai riduce drasticamente il flusso verso valle per periodi che in alcuni bacini superano i 300 anni.
Un richiamo all’azione immediata
Il messaggio degli autori è chiaro: ritardare la riduzione delle emissioni porta a conseguenze irreversibili. L’illusione di poter “raffreddare” il pianeta più avanti nel tempo non basterà a salvare i ghiacciai. E senza ghiacciai, aumentano non solo il livello del mare ma anche il rischio di crisi idriche in molte regioni del mondo. Il tempo per agire è adesso.

