L’odore della morte esiste e gli umani possono sentirlo

Una nuova ricerca apparsa su PLOS Computational Biology e ripresa da The Conversation (vedi i link più sotto) mostra che l’odore della morte esiste effettivamente e che gli umani possono percepirlo. L’esistenza di un odore particolare emanato dai cadaveri è sempre stata oggetto di studio per quanto riguarda il campo forense: poter comprendere e decifrare caratteristiche relative alla morte di un individuo (ad esempio se è un essere umano oppure un animale e il periodo dell’avvenuta morte), rappresenterebbe infatti un vantaggio non da poco in tutte le indagini di omicidio o in quelle in cui è coinvolto un cadavere o un organismo in putrefazione.

I ricercatori sono stati in grado di distinguere due recettori (nello specifico TAAR6 e TAAR8), tra i vari che permettono la rilevazione di odori da parte dell’olfatto, che sono in grado di poter rilevare le molecole di putrescina e cadaverina, entrambi composti chimici organici prodotti dalla degradazione delle proteine e quindi degli esseri viventi.
Utilizzando vari algoritmi computerizzati, hanno ricreato una struttura 3D di questi recettori per comprendere come interagiscono con i due composti di cui sopra.

Una piena comprensione potrebbe portare ad evidenti risultati. Innanzitutto si potrebbe creare una cura per le persone affette da iperosmia, ossia da una percezione dell’olfatto di molto maggiore della media. Inoltre si potrebbero creare nuove tipologie di gas lacrimogeni con sostanze che vanno ad attivare proprio quei recettori.
E, cosa più curiosa, questi studi potrebbero rivelarsi utile anche per contrastare i disturbi dell’umore. Questo perché vari disturbi come depressione, bipolarismo, schizofrenia, tendenza al suicidio sono stati associati, in ricerche passate, a specifiche variazioni dei recettori TAAR6 e TAAR8 nell’uomo.
Potrebbe per esempio essere creato un test durante il quale al paziente vengono Fatte odorare putrescina e cadaverina e, a seconda della risposta, si potrebbero calcolare le varianti dei due recettori onde realizzare diagnosi più precise.

Fonti e approfondimenti



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