Luce blu al mattino presto utile per ritmo circadiano e lesioni cerebrali

La ricercatrice Cami Barnes con un dispositivo che mette luce blu (credito: William)

Una terapia a base di esposizione alla luce blu con sessioni tenute al mattino presto può essere di aiuto per quelle persone che hanno subito lesioni cerebrali traumatiche di entità lieve e in generale per regolare il ritmo circadiano.
È di questo parere un team di ricercatori guidato da William D. “Scott” Killgore che ha pubblicato il proprio studio su Neurobiology of Disease.

Secondo i ricercatori una esposizione breve, tenuta ogni mattina, alla lunghezza d’onda della luce blu può essere d’aiuto soprattutto per il ritmo circadiano e ciò conseguenzialmente aiuta anche per quanto riguarda la qualità e la regolarità del sonno.
I ricercatori si sono accorti che queste brevi sedute terapiche potevano essere particolarmente utili per le persone con lievi lesioni cerebrali traumatiche in quanto il miglioramento del sonno andava in parallelo con un miglioramento delle funzioni cognitive a causa anche di una diminuzione della sonnolenza diurna e in generale grazie ad una riparazione effettiva del cervello, come spiega lo stesso Killgore che è professore di psichiatria del College of Medicine dell’Università dell’Arizona.

Le lesioni cerebrali possono portare ad un’esplosione di pressione del cervello e ciò può causare dei danni microscopici ai vasi sanguigni al tessuto cerebrale, come spiega bene lo stesso Killgore:
“Il tuo cervello ha la consistenza di un grosso Jell-O (marchio di una gelatina da banco diffusa negli Stati Uniti, n.d.r.). Immagina che una coppa di Jell-O venga colpita da un pugno o sbatta contro il volante in un incidente d’auto. Cosa sta facendo? Assorbe lo shock e rimbalza. Durante quell’impatto, le microscopiche cellule cerebrali più sottili di una ciocca di capelli possono facilmente allungarsi e strapparsi a causa della forza”.

Supportati da ricerche precedenti che dimostrano che il cervello può ripararsi durante il sonno, Killgore e i suoi colleghi hanno dunque tentato di capire se effettivamente un sonno migliore poteva portare a recuperi più rapidi. Eseguendo uno studio clinico randomizzato, hanno esposto vari pazienti ad una luce blu proiettata da un dispositivo da scrivania. Ciò avveniva per 30 minuti ogni mattina e per sei settimane.
Nei confronti del gruppo di controllo, esposto invece ad una luce ambrata brillante, quelli esposti alla luce blu mostravano una soppressione della melatonina nel cervello e ciò aiutava le persone ad allinearsi al loro ritmo circadiano naturale e al ciclo sonno-veglia.

“Quando sei esposto alla luce blu al mattino, sposta l’orologio biologico del tuo cervello in modo che la sera la tua melatonina prenderà il via. Prima e ti aiuta ad addormentarti e a dormire”, spiega ancora Killgore.
Le persone esposte alla luce blu, oltre a mostrare un sonno più regolare mostravano anche meno sonnolenza durante il giorno.

I risultati di uno studio del genere sono spiegabili dal fatto che gli esseri umani si sono perlopiù evoluti per milioni di anni con un ciclo luce-buio di 24 ore regolare e con la mancanza pressoché totale di luci artificiali (tranne quella fioca di un fuoco). Ciò ha portato ad un ritmo circadiano profondamente radicato in tutte le nostre cellule: se riusciamo a far sì che le cellule seguono questo ritmo circadiano arcaico, riusciamo a dormire più regolarmente e molto meglio “perché il corpo e il cervello possono coordinare più efficacemente tutti questi processi di riparazione”, come spiegano i ricercatori.

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