Lunghe emissioni spaziale, equilibrio del microbioma intestinale di astronauti molto importante

Tra i vari effetti relativi alla permanenza nello spazio, ad esempio per diversi mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, ci sono anche conseguenze sulla salute gastrointestinale. In un nuovo studio apparso su Frontiers in Physiology un team di ricercatori propone trattamenti mirati al microbioma intestinale onde proteggere gli stessi astronauti, soprattutto in visione di una lunga missione come quella che dovrebbe portare i primi esseri umani su Marte.

Stare in un ambiente di microgravità, come quello sulla Stazione Spaziale Internazionale, può infatti provocare qualche conseguenza sullo stomaco e sull’intestino e vari effetti tra cui la nausea. Si tratta di effetti che poi possono provocare cambiamenti nella dieta e quindi un’interruzione o una modifica sostanziale del microbioma intestinale, cosa che a sua volta può portare ad altri problemi di salute, tra cui infiammazioni, infezioni e disturbi metabolici come una sensibilità più bassa all’insulina.
“È probabile che i cambiamenti nel microbioma portino alla rottura del rapporto equilibrato e complesso tra i microbi e il loro ospite umano, con ripercussioni potenzialmente gravi sulla funzionalità dei sistemi del corpo”, spiega Silvia Turroni, professoressa all’Università di Bologna che ha condotto lo studio insieme alla professoressa Martina Heer dell’Università di Bonn.

Secondo la stessa Turroni, gli studi in passato hanno suggerito che contromisure come quelle relative all’utilizzo di prebiotici o probiotici possono rivelarsi utili proprio per i viaggiatori dello spazio. Ma per capire quali sono quelli più specifici e migliori per un trattamento più efficace per gli astronauti ci vorranno ulteriori studi e più approfondimenti. Secondo la Heer, in ogni caso, non andrà mai trascurata la salute relativa ai miliardi di microrganismi che vivono nel nostro intestino per quanto riguarda il benessere degli astronauti, anzi lo stesso microbioma intestinale dovrebbe essere un obiettivo primario, soprattutto per le missioni più lunghe.

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