Madri degli australopitechi africani allattavano figli a lungo per sopperire a scarsità di cibo

Analizzando i fossili dei denti di Australopithecus africanus, una specie di ominide vissuta in Africa tra 2 e 3 milioni di anni fa, un gruppo di ricercatori dell’Università di Monash ha meglio delineato alcuni comportamenti della specie, in particolare i ruoli all’interno della famiglia e ancora più in particolare l’evoluzione dei ruoli materni e delle responsabilità genitoriali.

Lo studio, pubblicato su Nature, si è rifatto all’analisi di vari resti di denti provenienti dai fossili di Australopithecus africanus ritrovati in Sudafrica.
Una delle prime informazioni, tra quelle più interessanti rintracciate dai ricercatori, è relativa all’allattamento: i bambini venivano allattati continuamente dalla nascita fino a quando avevano un anno di età ma eventuali condizioni ambientali avverse, in primis la scarsità di cibo, inducevano le madri ad allattare i piccoli anche più a lungo, integrando il cibo scarso con il latte materno.

Si tratta della prima ricerca che mostra l’esistenza di quello che può essere considerato come un legame tra madri e figli molto duraturo nell’australopithecus, come afferma Luca Fiorenza, ricercatore presso il Monash Biomedicine Discovery Institute, Australia, e uno degli autori della ricerca.
In effetti nell’epoca in cui è vissuto l’Australopithecus africanus in Africa vi furono forti scombussolamenti climatico-ambientali a testimonianza delle difficoltà che questi ominidi hanno dovuto superare, almeno per gran parte della loro storia.

I ricercatori hanno usato particolari tecniche di campionamento laser per analizzare i denti vaporizzandone porzioni microscopiche.
Il gas ottenuto è stato analizzato per scoprire le firme chimiche, come in una sorta di spettrometria di massa, cosa che ha dato i suoi risultati visto che i ricercatori hanno scoperto diverse informazioni riguardo alla dieta di queste popolazioni.

Hanno scoperto anche che il cibo che utilizzavano era ricco di litio, un elemento che riduce il deficit proteico in quei piccoli che hanno maggiori problemi di crescita in condizioni ambientali avverse, come dichiara Joannes-Boyau, la ricercatrice della Southern Cross University di Lismore che ha condotto le analisi.

Probabilmente queste tattiche, che vedevano i piccoli curati sempre più a lungo e svezzati sempre più tardi, riducevano anche il numero dei figli che le donne riuscivano a fare o a far sopravvivere.
Inoltre legami così forti tra madri e figli cambiavano anche la struttura stessa di queste società e le modalità che queste popolazioni di ominidi mettevano in atto per procurare il cibo e in generale per sopravvivere.

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