Malattia del sonno africana, scoperto gene chiave per la sua trasmissione

Trypanosoma brucei brucei, sottospecie del Trypanosoma brucei che provoca la malattia del sonno africana (credito: via Wikimedia Commons)

In una ricerca apparsa su Nature Communications un gruppo di ricercatori annuncia di aver identificato un gene chiave per quattro guarda la trasmissione della malattia del sonno africano (tripanosomiasi africana), una malattia tropicale causata da una sottospecie di Trypanosoma brucei e trasmessa di solito dalle mosche tsetse; proprio per questo è comune nell’Africa sub-sahariana.

Come si manifesta la malattia del sonno africano

Provoca febbre, brividi, edemi, gonfiore dei linfonodi, eruzioni cutanee e prurito. In una seconda fase causa poi disturbi nella coordinazione e nel sonno nonché in convulsioni mentre durante la fase finale l’infettato può cadere in uno stato di sonnolenza perpetua, caratteristica che poi ha dato anche il nome alla malattia.

Farmaci per la malattia del sonno africano

Attualmente sono disponibili diversi farmaci per il trattamento ma sono quasi tutti derivati dall’arsenico, risultano poco efficaci e sono caratterizzate da gravi effetti collaterali mentre non esiste ancora un vaccino.

Come contagia le persone

Il parassita, per diventare contagioso, deve essere “iniettato” dalle mosche attraverso i morsi nel corpo degli esseri umani. Proprio per questo va ad installarsi in particolari tessuti di questo insetto come quelli della ghiandola salivare. Attraverso i morsi dell’insetto sulla pelle, può essere poi facilmente trasmesso all’uomo e propagarsi.

Gene importante per questo parassita

I ricercatori Stephanie DeMarco, laureanda in biologia molecolare all’Università della California, Los Angeles, e Sebastian Shaw, studente presso l’Università Svizzera di Berna, hanno creato una mutazione in uno dei geni del parassita denominato fosfodiesterasi-B1 o PDEB1.
Hanno poi infettato 2000 mosche tse-tse con circa 20.000 parassiti ciascuna, metà delle quali con il T. brucei con gene mutato.

I ricercatori vedevano una notevole differenza tra i gruppi di mosche per quanto riguarda il viaggio del parassita attraverso il loro sangue, differenza che mostrava l’importanza della fosfodiesterasi-B1 per questo parassita.
Questo gene,infatti, consente al parassita di percepire dove si trova e di sopravvivere nel corso del viaggio nel sangue della mosca per arrivare alla ghiandola salivare, punto focale da dove può poi propagarsi, attraverso i morsi della mosca, il corpo degli esseri umani.

Speranza per eventuale vaccino

Questa scoperta potrebbe rivelarsi molto importante per la creazione di un nuovo vaccino per contrastare questa malattia di cui sono a rischio decine di milioni di persone in decine di paesi africani.

Fonti e approfondimenti

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