Malattia di Crohn, nuove terapie farmacologiche in sviluppo per distruggere cellule “canaglia”

Il morbo di Crohn, una patologia che vede un’infiammazione cronica associata fibrosi del tratto gastrointestinale, nel 15% dei casi circa si presenta per la prima volta nei bambini e proprio quando si presenta in questa fascia di età tende di solito svilupparsi in maniera più grave.

Una scienziata del Centro di cellule staminali dell’Università di Houston, Wa Xian, sta da anni perfezionando una nuova tecnica che include la clonazione di cellule staminali ed ora la sta provando anche per la malattia di Crohn pediatrica insieme a Frank McKeon, un professore di biologia e biochimica nonché direttore del centro.

Il loro scopo è sviluppare nuove terapie farmacologiche per distruggere, in maniera selettiva, quelle cellule “canaglia” che hanno trovato eseguendo le analisi bioptiche dei campioni di pazienti bambini con malattia di Crohn.
Secondo Xian, infatti, l’intestino dei bambini malati di Crohn vede la presenza massiva di cellule staminali anormali.

In particolare la ricercatrice ha isolato tre diverse tipologie di cellule staminali, una che è alla base della naturale rigenerazione del tratto intestinale e altre due che sembrano invece collaborare per indurre ad uno stato di infiammazione e di fibrosi. Proprio queste due tipologie di cellule, secondo la scienziata i colleghi, sono le responsabili del morbo di Crohn.

“Ora stiamo lavorando per capire l’origine di queste insolite sottopopolazioni di cellule staminali della mucosa, come orchestrano il sistema immunitario per danneggiare gli intestini e come si differenziano in senso molecolare dalle normali cellule staminali intestinali”, spiega la Xian. “Grazie a questa conoscenza, possiamo iniziare a identificare i farmaci che li elimineranno in modo selettivo per tutto il tempo risparmiando le normali cellule staminali”.

Proprio per questo la ricercatrice e il suo team hanno ricevuto una nuova sovvenzione che li aiuterà a trovare, si spera, un metodo efficace per colpire selettivamente solo queste due tipologie di cellule staminali anche attraverso nuove piattaforme all’avanguardia.

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