Mancanza di gravità produce gravi danni anche a occhi: gravità artificiale essenziale per viaggi spaziali lunghi

Gli studi riguardanti gli effetti della mancanza di gravità sul corpo umano sono tantissimi e molti di essi sono stati effettuati proprio grazie alla Stazione Spaziale Internazionale. I risultati però sono sempre gli stessi: per eventuali viaggi spaziali molto lunghi con esseri umani a bordo, le astronavi dovranno essere per forza di cose caratterizzate da una sorta di gravità artificiale.

Gli effetti della mancanza di gravità, sul medio e sul lungo periodo, infatti, sono troppo gravi; si va dall’atrofia muscolare fino alla perdita di densità ossea per passare da organi con funzionalità ridotte, circolazione del sangue fortemente limitata e finanche cambiamenti genetici.
Un altro studio, pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences e realizzato da un gruppo di ricercatori della NASA e della JAXA, conferma quanto la gravità artificiale risulti essenziale per pianificare viaggi a lungo termine nello spazio.

Questo studio ha in particolare esaminato i cambiamenti nei tessuti oculari in alcuni topi dopo che questi ultimi hanno trascorso 35 giorni a bordo dell’ISS.
A bordo della stazione i topi sono stati divisi in due gruppi: una parte viveva nelle condizioni classiche di microgravità che si hanno a bordo dell’ISS, un’altra parte ha vissuto questi giorni in un ambiente che con forza centrifuga produceva una sorta di gravità artificiale di 1 g, l’equivalente della gravità terrestre.

Il primo gruppo, che viveva a gravità ridotta, sviluppava danni ai vasi sanguigni degli occhi a differenza del secondo gruppo. Lo spostamento dei fluidi verso la testa, dovuto alla mancanza di gravità, influenza tutto il sistema vascolare del corpo e quindi anche i vasi sanguigni negli occhi.
Questo significa che per missioni della durata di molti mesi o anni, periodi necessari per raggiungere, per esempio, pianeti al di fuori del sistema solare, una gravità artificiale a bordo delle astronavi sarà assolutamente necessaria.

Fonti e approfondimenti



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