Mangiare di meno allunga la vita e contrasta invecchiamento nei topi

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.cell.2020.02.008 – Cell)

Bisogna mangiare meno cibo se si vogliono ridurre le infiammazioni del corpo e in generale vivere più a lungo: è questa, in sostanza, la conclusione di un un nuovo studio apparso su Cell.
La ricerca parla chiaramente di “restrizioni caloriche” in termini di benefici per il corpo a seguito di esperimenti fatti sui topi sottoposti a diete ipocaloriche.

Non è la prima ricerca che mostra che mangiare di meno allunga sostanzialmente la vita ma si tratta del primo studio che mostra che le restrizioni caloriche hanno influenze a livello di singola cellula e singoli tessuti, come spiega Juan Carlos Izpisua Belmonte, autore senior dello studio.
Queste informazioni potrebbero essere utilizzate per sintetizzare nuovi farmaci onde trattare tutte quelle malattie legate all’invecchiamento.

Nel corso degli esperimenti i ricercatori hanno confrontato le reazioni dei ratti che consumavano il 30% in meno di calorie rispetto ai tratti di un altro gruppo. Ai ratti del primo gruppo venivano imposte restrizioni caloriche dall’età di 18 mesi fino a 27 mesi (un’età paragonabile a quella dai 50 ai 70 anni per gli esseri umani).

Isolando 40 tipi di cellule nei ratti degli esperimenti, cellule provenienti da varie parti del corpo come tessuti adiposi, reni, pelle, fegato, midollo osseo, cervello, eccetera, e sequenziando geneticamente le cellule, i ricercatori notavano cambiamenti che si verificavano, a seguito dell’invecchiamento, nei ratti che seguivano una dieta normale.

Nei ratti sottoposti a restrizione calorica, questi cambiamenti non si verificavano e molti tessuti e cellule continuavano ad assomigliare a quelli dei ratti giovani.
In generale, il 57% dei cambiamenti legati all’età nella composizione delle cellule osservati nei tessuti dei ratti che seguivano una dieta normale non avvenivano nei ratti sottoposti a restrizione calorica.

Le cellule e i geni maggiormente influenzati dalla restrizione calorica erano quelli correlati all’immunità, alle infiammazioni e al metabolismo lipidico. Nei ratti che mangiavano di meno, il numero delle cellule immunitarie non veniva influenzato dall’invecchiamento.
Ad esempio nel tessuto adiposo bruno, la restrizione calorica ripristinava i livelli di espressione di molti geni antiinfiammatori.

Secondo Jing Qu, un autore dello studio nonché professore dell’Accademia Cinese delle Scienze, il risultato principale dietro questo studio sta nel fatto che la risposta infiammatoria legata al sopraggiungere dell’invecchiamento potrebbe essere repressa, anche negli esseri umani, dalla restrizione calorica.

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