Mangiare mentre si guarda la TV o si gioca ai videogiochi fa ingrassare di più

Quando si mangia e contemporaneamente si fa qualcos’altro, come guardare la TV, è più probabile che non si sia in grado di regolare la quantità di cibo ingerita o la quantità di bevande bevuta. In sostanza davanti alla TV si tende a mangiare di più perché l’attenzione è posta altrove.
È la scoperta effettuata dai ricercatori dell’Università del Sussex Martin Yeomans e Sophie Forster che, con l’aiuto di colleghi, hanno ideato uno studio che ha coinvolto ben 120 partecipanti.

Ai soggetti partecipanti agli esperimenti i ricercatori facevano mangiare snack o bevande caloriche in misura sempre maggiore e contemporaneamente facevano portare loro avanti dei compiti che potevano coinvolgere una quantità elevata oppure bassa della loro attenzione.
I risultati, poi pubblicati in uno studio sulla rivista Appetite, mostravano che le persone che impegnavano la propria attenzione in un’attività che coinvolgeva di meno, a livello di attenzione, erano in grado di regolare maggiormente la quantità di spuntino che ingerivano. Le persone coinvolte in compiti che richiedevano meno attenzione alla fine potevano arrivare a mangiare il 45% di patatine in meno.
Già in precedenza alcuni studi avevano suggerito che quando i sensi sono pienamente coinvolti in qualcosa, il cervello inizia a filtrare alcune delle informazioni sensoriali. Questo studio mostra che tra quelle informazioni sensoriali c’è anche la sazietà.

Come spiega Yeomans è più probabile continuare a fare spuntini se si fa qualcos’altro. Questo significa che se si sta guardando la tivù, ad esempio un film thriller avvincente o comunque uno che porta via maggiormente l’attenzione, è più probabile non notare di sentirsi pieno.
Questa cosa riguarda anche chi mangia mentre gioca ai videogiochi, qualcosa che è effettivamente un po’più difficile rispetto al guardare la TV ma che comunque molte persone riescono a fare tra una piccola pausa e l’altra.
“Ora sappiamo anche che la sensazione di sazietà dipende dalla quantità di informazioni sensoriali che il nostro cervello sta elaborando in quel momento”, spiega ancora Yeomans.

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