Mangiare placenta non apporta benefici mentali alle neomamme secondo studio

Mangiare la propria placenta non porta a benefici per la salute mentale secondo un nuovo studio apparso sul Journal of Obstetrics and Gynecology Canada condotto dall’Università della British Columbia (UBC).
Mangiare la propria placenta, una pratica conosciuta anche come placentofagia, ha acquisito una certa risonanza negli ultimi anni dopo che diversi esperti, o quantomeno persone che si definivano tali, hanno suggerito che consumare la propria placenta permette alle neomamme di migliorare il proprio umore nel problematico periodo post-partum.

Tuttavia “non ci sono state prove di ricerca che dimostrino che funzioni davvero”, come specifica Jehannine Austin, professoressa nella facoltà dimedicina dell’UBC impegnata nello studio.
La pratica del mangiare la propria placenta si è diffusa negli ultimi anni anche grazie a diverse testimonianze di celebrità le quali hanno sostenuto che ha apportato benefici per la loro salute, in particolare per quanto riguarda la depressione post-partum.

Tutto questo a scapito di studi che hanno invece dimostrato che il consumo di placenta umana può comportare diversi rischi per la madre, e dunque anche per il bambino con il quale durante i primi mesi è a stretto contatto, tra cui infezioni batteriche e virali.
La stessa Austin precisa chiaramente: “Considerati i rischi per la salute associati al consumo della placenta e all’assenza di benefici rilevabili, consigliamo vivamente alle donne di non farlo, e di cercare invece altre risorse per il benessere mentale”.

Questo stesso studio ha mostrato che non vi erano benefici neanche per quanto riguarda una maggiore acquisizione a livello energetico (ad esempio non si notavano aumenti di livelli di vitamina B12). Inoltre, ed è unaltro mito sfatato da questa ricerca, le donne che mangiavano placenta non sembravano aver bisogno di minore assistenza per quanto riguarda l’allattamento al seno rispetto alle altre.

Lo studio si è avvalso dei dati riguardanti 138 donne con una storia di disturbi dell’umore e di diversi confronti effettuati tra donne che hanno mangiato la propria placenta a seguito di un parto e donne che non erano ricorse a questa pratica.

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