Marcia atopica, scienziata scopre che bambini nati in autunno sono più a rischio

Il periodo dell’anno durante il quale un bambino nasce può rivelarsi come un fattore di rischio per quanto riguarda la marcia atopica, un termine che indica una sorta di reazione a catena di malattie allergiche. Jessica Hui, pediatra del National Jewish Health di autrice principale della ricerca, dichiara di aver eseguito lo studio analizzando i bambini trattati nella clinica dove lavora e che i dati suggerivano che quelli che nascevano nei mesi autunnali mostravano delle probabilità più alte di sperimentare le condizioni collegate alla marcia atopica. La ricercatrice crede che ciò sia collegato alle attività dei batteri sull’epidermide, in particolar modo a come influenzano la barriera cutanea.

Non è infatti una novità che alcune allergie sono collegate alla presenza di batteri nocivi. Per l’eczema, infatti, è stato dimostrato che un batterio nocivo denominato stafilococco aureo può in effetti indebolire una importante caratteristica della pelle, ossia quella di contrastare gli allergeni e in generale gli agenti patogeni.
“Quando le particelle di cibo sono in grado di penetrare nella pelle piuttosto che essere digerite, il corpo le vede come estranee e crea anticorpi contro di loro, il che fa sì che il bambino diventi allergico”, spiega la Hui.
Per capire perché i bambini nati in autunno mostrano un rischio maggiore, i ricercatori ora stanno organizzando un nuovo e più ampio studio arruolando diverse donne incinte, uno studio durante il quale seguiranno i bambini per tutta la prima infanzia considerando tutti i fattori, da quelli genetici a quelli ambientali.

Se si può intervenire durante l’infanzia, infatti, anche quando il bambino è un neonato, si può forse fermare lo sviluppo della marcia atopica, come spiega la stessa Hui.
Al momento le potenziali soluzioni per tentare una forma di contrasto nei confronti della marcia topica stanno nel “sigillare” le barriere cutanee tramite impacchi umidi e lozioni e/o introdurre alimenti allergenici già durante i primi anni di vita nei bambini più a rischio.

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