Mascherine aumentano umidità inalata e ciò rinforza sistema immunitario

Credito: Juraj Varga, Pixabay, 4898571

Le maschere che indossiamo per proteggerci dal nuovo coronavirus hanno un potenziale nel combattere in generale tutte le malattie respiratorie simili alla COVID-19. È quanto hanno scoperto alcuni ricercatori del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK) del NIH secondo i quali l’umidità che si crea all’interno della stessa maschera, una volta inalata, porta non solo ad un livello di gravità minore per quanto riguarda la malattia COVID-19 ma idrata le stesse vie respiratorie e ciò, secondo i ricercatori, favorisce lo stesso sistema immunitario.

Come spiega Adriaan Bax, uno degli autori dello studio pubblicato su Biophysical Journal, le mascherine tendono ad aumentare, ed in maniera abbastanza marcata, l’umidità che si inspira e ciò idrata le vie respiratorie mitigando la gravità della stessa COVID-19 così come dell’influenza e di altre malattie simili.
Inoltre, come invece già ben noto, queste mascherine ci proteggono dall’inalazione di eventuali goccioline che possono provenire dalla bocca o dal naso di chi emette uno starnuto, un colpo di tosse, eccetera.

Secondo quanto riportato nel comunicato stampa, un livello di umidità più alto, infatti, promuove la cosiddetta clearance mucociliare (mucociliary clearance, MCC) un meccanismo di difesa che rimuove le particelle dannose all’interno del muco che si trova nei polmoni. Inoltre un livello di umidità più alto favorisce la produzione di particolari proteine denominate interferoni che tendono a rinforzare il sistema immunitario e dunque a combattere i virus.
Bassi livelli di umidità, invece, hanno l’effetto opposto: compromettono l’MCC e la produzione di interferoni e ciò spiega perché le infezioni respiratorie sono più comuni quando fa più freddo.

“Questa ricerca sostiene l’importanza di indossare la maschera come un modo semplice, ma efficace, per proteggere le persone intorno a noi e per proteggerci dalle infezioni respiratorie, specialmente durante questi mesi invernali quando aumenta la suscettibilità a questi virus”, spiega Griffin P. Rodgers, direttore del NIDDK.

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