Mascherine di cotone riutilizzabili analizzate dopo un anno di lavaggi: ecco i risultati sorprendenti

I ricercatori hanno sottoposto le mascherine di cotone riutilizzabili a 52 cicli di lavaggi e asciugature (credito: DOI: 10.4209/aaqr.210117 - Aerosol and Air Quality Research)

Un team di ricercatori ha pubblicato uno studio sulla rivista Aerosol and Air Quality Research in cui vengono descritti i risultati di un’approfondita analisi delle mascherine in tessuto riutilizzabili e lavabili dopo un anno di lavaggi e di asciugature giungendo a risultati davvero interessanti.
La ricerca, guidata da Marina Vance, assistente professoressa del dipartimento di ingegneria meccanica dell’Università del Colorado a Boulder, mostra che le mascherine in tessuto continuano a rivelarsi molto utili anche dopo un anno di utilizzo (e naturalmente di lavaggi).

Mascherine sottoposte a 52 lavaggi e asciugature

I ricercatori hanno sottoposto a ripetuti lavaggi e asciugature (52 volte) dei quadrati di cotone a doppio strato, materiale con il quale vengono costruite molte mascherine riutilizzabili. Il limite di 52 volte rappresenta, come riferisce il comunicato dell’università americana, l’equivalente di un lavaggio effettuato ogni settimana per un anno.
Per simulare l’utilizzo di questi riquadri di tessuto da parte di persone reali, i ricercatori li hanno montati sull’estremità di una sorta di imbuto d’acciaio. Attraverso quest’ultimo facevano passare un flusso costante di aria e di particelle sospese nell’aria a livelli di umidità e di temperatura che simulavano una condizione abbastanza realistica in termini di utilizzo.[1]

Analizzate mascherine di cotone come se fossero state indossate “perfettamente”

I ricercatori hanno preso in considerazione il fatto che le facce delle persone cambiano e dunque possono cambiare gli spazi che ci sono tra il tessuto e il viso. Nel corso degli esperimenti hanno simulato un adattamento “perfetto”, in pratica assumendo che non ci fossero troppi spazi tra il materiale della maschera e il viso della persona.
In effetti, come riferisce la ricercatrice, alcuni studi in passato hanno fatto notare che una maschera inserita non opportunamente, con troppo spazio tra la stessa mascherina e il viso, può far passare fino al 50% delle particelle sospese nell’aria.[1]

Efficienza non cambiava

I ricercatori notavano che effettivamente le fibre di cotone, dopo un anno di lavaggi, iniziavano a sfaldarsi ma, sorprendentemente, scoprivano anche che ciò non influiva sull’efficienza della filtrazione del tessuto stesso.
L’unico cambiamento degno di nota era relativo alla resistenza all’inalazione: dopo un anno di utilizzo simulato questo livello aumentava. In pratica dopo un anno era un po’ più difficile respirare.[1]

Mascherine in tessuto sono meno efficienti di quelle chirurgiche e delle KN95 e N95

Tuttavia i risultati dello studio, così come diversi altri studi hanno dimostrato, mostrano anche che le maschere in tessuto forniscono effettivamente un livello di protezione inferiore rispetto alle mascherine chirurgiche o quelle fatte da una combinazione a strati.
I ricercatori infatti rilevavano che le mascherine in cotone filtravano fino al 23% delle particelle più piccole (da 0,3 micron). Le mascherine chirurgiche, invece, filtravano il 42-88% di queste particelle mentre una mascherina di cotone sopra una mascherina chirurgica mostrava un livello di filtrazione vicino a 40%. Le migliori erano le mascherine KN95 e N95 che filtravano fino all’83-99% di queste particelle.[1]

Note e approfondimenti

  1. Don’t throw that cloth mask away yet—it still works | CU Boulder Today | University of Colorado Boulder (IA)
  2. Filtration Performance of Layering Masks and Face Coverings and the Reusability of Cotton Masks after Repeated Washing and Drying – Aerosol and Air Quality Research (IA) (DOI: 10.4209/aaqr.210117  )

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