Massimo termico del Paleocene-Eocene, ecco cosa accadde durante riscaldamento globale di 55 milioni di anni fa e che potrebbe accadere ancora oggi

Credito: Zyn Chakrapong, Shutterstock, ID: 1238011132

Gli scienziati hanno ipotizzato che le cause del Massimo termico del Paleocene-Eocene (PETM), un cambiamento climatico avvenuto all’incirca 55 milioni di anni fa, siano da ricondurre ad un rilascio più o meno improvviso di metano dai fondi oceanici oppure dallo scioglimento altrettanto massiccio del permafrost o della torba in Antartide. Tuttavia ancora poco si conosce su questa alterazione globale del clima che ha prodotto una transizione con relativo riscaldamento globale e aumento di temperature fino ad 8° centigradi oltre che un notevole innalzamento dei mari.

Analisi di polline fossile

Gli scienziati hanno fatto questa ipotesi analizzando i sedimenti marini antichi. Un nuovo studio, però, si basa sul polline fossile, tracce distribuiti a livello globale e che possono rimanere conservate nelle rocce antiche offrendo notevoli informazioni sull’ambiente e sul clima dell’epoca.
Nel nuovo studio, pubblicato sulla rivista Paleoceanography and Paleoclimatology,[1] i ricercatori suggeriscono che l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera ha avuto un ruolo molto importante durante questa transizione.

Confronti proficui con il polline moderno

I ricercatori hanno analizzato come la vegetazione è cambiata durante questo periodo studiando i granelli di fossili di polline al microscopio. Dato che l’aspetto del polline cambia a seconda delle modalità di impollinazione usate dalle piante e dato che ogni pianta ha un suo polline unico, i ricercatori hanno potuto effettuare confronti proficui con il polline moderno trovando diverse corrispondenze.

Migrazioni delle piante

Il polline fossile analizzato dai ricercatori proveniva da vari campioni prelevati in 38 siti di tutti i continenti tra nell’Antartide. I ricercatori hanno notato alcuni cambiamenti nella composizione floreale che possono essere collegati a migrazioni massicce delle piante, cosa che suggerisce cambiamenti climatici globali. La migrazione delle piante è un fenomeno che vede il cambiamento della diffusione di una famiglia o di una specie di pianta causata da una diversa diffusione dei semi. Questi ultimi possono crescere meglio in un luogo piuttosto che in un altro e questa caratteristica può essere alterata dal clima. Una pianta che notoriamente cresce bene alle latitudini più basse, per esempio, e quindi a temperature più calde, con il riscaldamento globale tende a diffondersi a latitudini più alte. Una pianta può “migrare” anche per più di 500 metri all’anno. Dato che parliamo di periodi che durano migliaia o centinaia di migliaia di anni, lo spostamento su grandi distanze delle piante può offrire tante informazioni.

Cambiamenti individuati dai ricercatori

Ad esempio i ricercatori hanno scoperto che le paludi di cipressi calvi che crescevano nell’area dell’attuale Wyoming furono sostituite improvvisamente dalle palme. Hanno anche scoperto che le foreste di podocarpi (un genere di conifere) temperate umide furono sostituite, altrettanto velocemente, da foreste di palme subtropicali.
In generale i ricercatori sono giunti alla conclusione che il PETM ha portato a climi molto più caldi ed umidi nelle zone più vicine ai poli e ciò è successo in entrambi gli emisferi. Nelle aree alle medie latitudini, però, il clima è diventato più caldo e stagionalmente più secco. Tutte informazioni che, d’altra parte, ci forniscono un’idea di quello che potrebbe accadere al nostro pianeta di nuovo con il riscaldamento globale in corso.

Note e approfondimenti

  1. Global Changes in Terrestrial Vegetation and Continental Climate During the Paleocene‐Eocene Thermal Maximum – Korasidis – 2022 – Paleoceanography and Paleoclimatology – Wiley Online Library (DOI:/10.1029/2021PA004325)

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