Materia oscura non è composta da piccoli buchi neri primordiali secondo nuovo studio

Via Lattea (a sinistra) e galassia di Andromeda (a destra) separate da 2, 6 milioni di anni luce (credito: Kavli IPMU)

La materia oscura non è fatta di microscopici buchi neri, come teorizzato da Stephen Hawking. È questa la conclusione a cui è arrivato un team internazionale di ricercatori che ha pubblicato la ricerca su Nature Astronomy.
La materia oscura permea tutto l’universo tanto che si pensa che rappresenti l’85% di tutta la materia esistente. Procurando anch’essa una forza gravitazionale, la materia oscura è il soggetto principale che impedisce alle galassie e a tutti gli ammassi esistenti nell’universo di disfarsi.

Stephen Hawking teorizzò nel 1974 l’esistenza dei buchi neri primordiali, buchi neri che si sarebbero creati non per il collasso di una stella ma per l’addensarsi della materia subito dopo il big bang. Ulteriori speculazioni hanno poi spinto a considerare che una gran parte della materia oscura fosse composta proprio da questi buchi neri, nello specifico da buchi neri primordiali minuscoli, più piccoli di un decimo di millimetro. Questa teoria spiegherebbe anche perché non riusciamo a vedere la materia oscura o a entrare in contatto con essa in alcun modo.

Il team di ricerca, Tramite i dati del telescopio Subaru, ha analizzato la luce proveniente dalla galassia di Andromeda. Hanno analizzato varie fotografie di questa galassia setacciando i dati alla ricerca di effetti di lensing gravitazionale causati da buchi neri primordiali.
Se la materia oscura è costituita da buchi neri primordiali, i ricercatori avrebbero dovuto trovare, secondo i loro calcoli, almeno un migliaio di eventi di lensing gravitazionale. Tuttavia dopo attente analisi ne hanno identificato solo uno. Pertanto, secondo gli stessi ricercatori, è improbabile che questa teoria sia vera.

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