Materia oscura potrebbe essere fatta da particelle fatte di 6 quark, le d-star

Una nuova particella subatomica individuata Sono le 2014 potrebbe essere quella costituente la materia oscura, potrebbe cioè rappresentare una buona percentuale della massa dell’universo, secondo un nuovo studio apparso sul Journal of Physics G.
Quello che si sa della materia oscura e che è fatta da particelle che non interagiscono con la luce e che non sono dunque individuabili direttamente ma interagiscono comunque con la gravità ed è per questo che la stessa materia oscura è individuabile indirettamente (se non fosse per la gravità, sostanzialmente non sapremmo neanche della sua esistenza).

Il nuovo studio, prodotto da fisici dell’Università di York, propone Come costituenti della materia oscura una particella candidata denominata “d-star” o “d*(2380)”, rilevata già nel 2014.
Si tratta di un esaquark, particelle ipotetiche fatte di sei quark (oppure da sei antiquark), a loro volta particelle elementari che formano protoni e neutroni.
Secondo i fisici dietro questo studio, poco dopo il big bang molte d-star hanno cominciato a raggrupparsi man mano che l’universo si raffreddava espandendosi e formando quello che è conosciuto come il quinto stato della materia, il condensato di Bose-Einstein.

“L’origine della materia oscura nell’universo è una delle maggiori domande della scienza e una che fino ad ora ha tracciato un vuoto. I nostri primi calcoli indicano che i condensati delle d-star sono un nuovo candidato possibile per la materia oscura. Questo nuovo risultato è particolarmente eccitante poiché non richiede concetti nuovi per la fisica”, dichiara Daniel Watts, uno degli autori dello studio.

Secondo un autori dello studio, Mikhail Bashkanov, il percorso per stabilire se questa particella possa davvero essere quella che costituisce la materia oscura dovrà vedere un prossimo passo nel corso del quale si dovrà capire come interagiscono tra di loro, soprattutto quando si attraggono e quando si respingono.
Proprio per questo i fisici stanno cercando di creare queste particelle in laboratorio in un nucleo atomico anche per capire se il loro comportamento è diverso rispetto a quando si trovano nel vuoto dello spazio.

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