Materia oscura rilevabile con osservatori di onde gravitazionali secondo ricercatori giapponesi

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Tokio propone un nuovo metodo per intercettare la materia oscura, una materia che non interagisce con la materia ordinaria e la cui esistenza è stata presunta a causa del suo effetto gravitazionale su larga scala.

Una delle teorie riguardanti la materia oscura prevede che essa sia fatta da particolari particelle denominate assioni, una particella leggerissima che potrebbe essere rilevata tramite esperimenti basati sul laser.

Yuta Michimura del Dipartimento di Fisica dell’Università di Tokyo dichiara a tal proposito nel comunicato stampa: “Partiamo dal presupposto che l’assione è molto leggero e interagisce a malapena con i nostri tipi familiari di materia. Pertanto, è considerato un buon candidato per la materia oscura. Non conosciamo la massa degli assioni, ma pensiamo che abbia una massa inferiore a quella degli elettroni. Il nostro universo è pieno di materia oscura ed è stimato che ci siano 500 grammi di materia oscura all’interno della Terra, circa la massa di uno scoiattolo.”

Secondo Koji Nagano, altro ricercatore impegnato in questo studio, i modelli attuali indicano che gli assioni possono influenzare la polarizzazione della luce e ciò suggerisce che potrebbero essere intercettati se la luce viene riflessa più volte avanti indietro in una cavità ottica a sua volta fatta da due specchi paralleli separati.

Come fa notare lo stesso ricercatore, strutture come queste sono quelle degli osservatori per rilevare le onde gravitazionali.
Proprio per questo i ricercatori suggeriscono di utilizzare gli osservatori come LIGO negli Stati Uniti, Virgo in Italia o KAGRA in Giappone per dare la caccia agli assioni.

Basterebbero, infatti, solo modifiche relativamente semplici e soprattutto a basso costo che non pregiudichrebbero le loro funzioni principali e che non ne ridurrebbero il livello di sensibilità necessario per individuare le onde gravitazionali distanti.
Si tratterebbe di un metodo, secondo i ricercatori, molto più preciso di quelli attuati in passato per rilevare gli assioni.

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