Metabolita naturale somministrato a topi ne allunga la vita e migliora vecchiaia

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.cmet.2020.08.004, Cell Metabolism)

Un team di ricercatori ha aggiunto un metabolita naturale alla dieta dei topi scoprendo che questi ultimi trascorrevano una vecchiaia migliore: nella parte finale della loro vita soffrivano di un numero minore di malattie e di disabilità e queste ultime duravano più brevemente prima del momento della morte. È l’interessante scoperta fatta da un team di ricercatori guidato da Gordon Lithgow, scienziato del Buck Institute for Research on Aging.
I ricercatori hanno infatti aggiunto al cibo dei topi dell’alfa-chetoglutarato (o acido 2-chetoglutarico, AKG), un metabolita che ha un ruolo in diversi processi fisiologici tra cui il metabolismo. Tra le altre cose stimola la sintesi del collagene e delle proteine ed ha un ruolo anche per quanto riguarda i processi legati all’età, tra cui la generazione delle cellule staminali. Infine può fermare la scomposizione delle proteine muscolari, una delle caratteristiche che ha reso questa sostanza un integratore popolare tra gli sportivi.

Non è la prima volta che si studia l’effetto dell’AKG sull’avanzare dell’età. Già in passato alcuni studi avevano dimostrato che questa sostanza ha un ruolo nel promuovere la longevità e nel migliorare la fase della vecchiaia. Questo composto naturale risulta inoltre essere sicuro, come spiega lo stesso Lithgow.
La sostanza, aggiunta alla dieta dei topi, allungava moderatamente la durata media della loro vita (in media del 12%) ma, cosa più importante, riduceva le disabilità nell’ultima fase della vita: “Lo scenario da incubo è sempre stato l’estensione della vita senza riduzione della disabilità. In questo studio, i topi di mezza età trattati sono diventati più sani nel tempo. Anche i topi che sono morti presto hanno visto miglioramenti nella loro salute, il che è stato davvero sorprendente e incoraggiante”, spiega Lithgow lasciando intendere quanto una durata maggiore della vita in sé non ha un grosso significato se non è accompagnata da una riduzione delle malattie, delle disabilità e in generale della sofferenza.

I ricercatori, come spiega Azar Asadi Shahmirzadi, borsista post-dottorato alla Buck e altro scienziato che ha guidato il team di studio, hanno notato nei topi a cui era stata somministrata l’AKG una riduzione dei livelli di citochine infiammatorie sistemiche e una maggiore produzione di interleuchina 10 (IL-10), cosa che riduceva gli stati infiammatori e in generale le infiammazioni cronica. Non venivano inoltre notati effetti collaterali importanti.
Tra gli altri effetti positivi causati dalla sostanza anche una migliore condizione della pelliccia, un miglioramento dell’andatura e della cifosi e, nelle femmine, un miglioramento nella piloerezione (contrazione involontaria dei muscoli che si trovano alla base di follicoli piliferi e che può essere considerato come un “marcatore” del disagio del dolore dell’animale).

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