Metano nei pennacchi di Encelado è una prova di presenza di vita?

Nei pennacchi emessi dalla superficie di Encelado, una luna di Saturno, dovrebbe esserci una notevole quantit� di metano: cosa lo produce? (credito: NASA)

Molto probabilmente sotto la calotta ghiacciata di Encelado, una delle lune di Saturno, c’è un processo, la cui natura è ancora sconosciuta, che produce metano a livelli che attualmente non sono spiegabili. È questa la conclusione a cui è arrivato un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy e realizzato da un team di ricercatori dell’Università dell’Arizona e dell’Université Paris Sciences et Lettres.
La scoperta è molto interessante perché questo metano potrebbe forse essere un segno di vita dato che qui sulla Terra sono diverse le specie di batteri che lo producono.

Encelado, la luna più interessante del sistema solare

Encelado continua a destare l’interesse di scienziati ma anche degli appassionati. Da quando sono stati scoperti gli affascinanti pennacchi che la superficie della luna di Saturno emette nello spazio, sono state tantissime le teorie, a volte anche speculatorie, su cosa possa trovarsi sotto la coltre ghiacciata. La teoria più accreditata vede la presenza di un grandissimo oceano, che probabilmente copre quasi tutta la superficie della luna, sotto una spessa coltre di ghiaccio.
Quasi tutti dati che abbiamo acquisito da questa luna provengono dalla sonda spaziale Cassini che ha acquisito varie informazioni riguardanti, per esempio, una concentrazione molto alta di molecole, nei pennacchi emessi dalla superficie.
Sono molecole che, qui sulla Terra, si trovano molto spesso nei pressi delle bocche idrotermali sui fondali degli oceani, habitat che poi abbiamo scoperto essere pieni di vita. Parliamo di molecole di idrogeno, di metano e di anidride carbonica.

Metano su Encelado è prodotto da microrganismi?

Ed è proprio il metano, o meglio la sua quantità, che desta l’interesse per quanto riguarda questo studio: qui sulla Terra, infatti, abbiamo diversi microrganismi che “mangiano” delle molecole, come quelle di idrogeno, e producono poi metano.
Anche il metano prodotto su Encelado proviene da microrganismi? Se lo chiede anche Régis Ferrière, professore del Dipartimento di ecologia e biologia evolutiva dell’università parigina e uno degli autori principali dello studio.
La ricerca su Encelado di microrganismi produttori di metano, detti anche metanogeni, attualmente è probabilmente al di là delle nostre tecnologie. Bisognerebbe non solo mandare una sonda sulla superficie ghiacciata di questa luna, ma ci sarebbe bisogno di strumenti per perforare lo strato di ghiaccio, che potrebbe essere spesso anche centinaia di metri se non chilometri, e quindi arrivare sul fondale dell’oceano, che potrebbe essere ancora più profondo, per cercare eventuali bocche idrotermali o sfiati simili. Bisognerebbe quindi prelevare campioni e analizzarli in loco. Una spedizione al momento ai limiti della fantascienza.

Altri modelli per spiegare presenza di metano sono deboli

Per capire se la possibilità di presenza di microrganismi produttori di metano possa essere credibile, gli autori dello studio hanno provato a spiegare la presenza di metano tramite modelli che non prevedono la presenza di vita. Le conclusioni suggeriscono che effettivamente potrebbero esserci processi che producono metano e che non coinvolgono la vita ma dovrebbe trattarsi di processi che qui sulla Terra non abbiamo mai visto.
Qui sulla Terra, ad esempio, il metano viene prodotto dall’attività idrotermale ma ad una velocità molto lenta, una velocità che non spiegherebbe le quantità stimate dai ricercatori su Encelado. Sulla Terra la maggior parte del metano di solito viene prodotta da microrganismi tramite un processo denominato metanogenesi che coinvolge l’anidride carbonica.

Modello che considera presenza di vita sembra essere il migliore

Hanno naturalmente delineato anche un modello che vede la presenza di microrganismi produttori di metano prendendo in considerazione la concentrazione di idrogeno negli eventuali fluidi idrotermali sui fondali degli oceani di questa luna nonché altri fattori ambientali come la temperatura. Questo modello è quello che attualmente sembra spiegare meglio la quantità di metano nei pennacchi del satellite naturale di Saturno.
I ricercatori ne hanno sviluppati altri, come uno in cui la produzione del metano potrebbe provenire da un processo di degradazione chimica della materia organica presente nel nucleo la quale potrebbe trasformarsi in idrogeno, metano e anidride carbonica attraverso lo stesso processo idrotermale che abbiamo qui sulla Terra (e che qui di metano ne produce comunque poco).
Al momento, però, solo aggiungendo il fenomeno della metanogenesi ai modelli si può spiegare la quantità di metano stimata in base ai dati forniti da Cassini.
La presenza di vita su questa luna, dunque, come spiega Ferrière, non può essere scartata. Per scartare questa ipotesi c’è bisogno di più dati e questi potranno essere acquisiti solo tramite missioni future.

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