Metano nell’atmosfera di un pianeta forte indizio di vita secondo nuovo studio

È improbabile che i vulcani possono produrre la stessa quantità di metano presente nell’atmosfera così come possono fare le fonti biologiche: è questo l’interessantissimo risultato raggiunto da una ricerca apparsa sul Planetary Science Journal. È molto interessante perché ripropone la presenza di metano nell’atmosfera degli esopianeti come uno degli elementi principali indicatori della vita, probabilmente ancora di più dello stesso ossigeno.

Secondo i ricercatori è abbastanza improbabile che il metano possa essere così abbondante nell’atmosfera di un pianeta provenendo sostanzialmente dai vulcani e che, nel caso trovassimo un pianeta con tanto metano nell’atmosfera, questo stesso metano potrebbe essere un forte indizio di origine biologica.
Secondo modelli sviluppati dagli scienziati, che hanno studiato il degassamento di metano su varie tipologie di pianeti, tra cui quelli terrestri, sarebbero interessanti soprattutto quei pianeti che nella propria atmosfera presentano quantità abbondanti di metano e anidride carbonica in disequilibrio.

I modelli che hanno sviluppato mostrano che è improbabile che i vulcani possono produrre gli stessi quantitativi di metano ed immetterlo nell’atmosfera così come possono fare fonti biologiche. Qualora si trovassero grosse quantità di metano nell’atmosfera di un pianeta, infatti, secondo quanto suggeriscono i modelli dei ricercatori, lo stesso fenomeno andrebbe produrre anche livelli simili di anidride carbonica. È quello che è successo anche nei tempi antichi sulla Terra quando l’attività vulcanica sul nostro pianeta era molto superiore a quella attuale. Durante questi periodi antichi, quelle stesse attività geologiche riproducevano il metano producevano anche molta anidride carbonica.

Dunque se viene rilevato un grosso quantitativo di metano nell’atmosfera del pianeta ma piccole quantità di CO₂, allora questa caratteristica potrebbe essere considerata come una “biofirma”, almeno per pianeti simili alla Terra.
Si tratta solo di ipotesi, perlopiù basate su un solo esempio, ossia quello della Terra, che però presto potrebbero essere rafforzate con l’utilizzo dei prossimi grandi telescopi spaziali, in primis il James Webb, che potrebbero essere in grado di analizzare molto più efficientemente le atmosfere degli esopianeti e le firme dei vari gas che le compongono, tra cui lo stesso metano nonché l’ossigeno, altro gas considerato come una firma biologica.

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