Micro buchi neri potrebbero aver perforato la Luna

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C’è un approccio teorico riguardante una possibile spiegazione della materia oscura che la vede formata da mini buchi neri primordiali. Si tratta di buchi neri di piccolissime dimensioni, anche più piccoli di un atomo, che si sarebbero formati nella fase iniziale dell’universo. Questi mini buchi neri, che avrebbero comunque una massa equiparabile a quella di un piccolo asteroide, alla fine si sono dispersi per l’universo e, mentre nella fase primordiale si trovano a sciami, probabilmente oggi, se esistono davvero, vagano solitari dentro e fuori le galassie, interagendo pochissimo con la materia circostante.

Mini buchi neri potrebbero aver perforato anche la Luna

Molti di essi potrebbero aver attraversato anche la nostra galassia e forse anche il sistema solare. Secondo uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, molti di essi potrebbero aver perforato anche la Luna e le tracce, sul nostro satellite naturale, potrebbero essere individuabili ancora oggi.

Microscopici buchi neri potrebbero spiegare materia oscura

Questi microscopici buchi neri avrebbero colpiti colpito anche la Terra, così come gli altri corpi celesti il sistema solare, ma sulla Luna, a causa della sua atmosfera praticamente inesistente e del fatto che le tracce di impatto sulla sua superficie restano praticamente per sempre, le stesse tracce potrebbero essere ancora individuate.
I ricercatori sono convinti che ci sia una possibilità relativa alla loro esistenza e, qualora le tracce di impatti di questi piccolissimi oggetti ultradensi esistessero davvero, essi potrebbero spiegare la consistenza della materia oscura.

Le tracce sulla Luna sotto forma di piccoli crateri

Matt Caplan, un professore di fisica dell’Università statale dell’Illinois, spiega su CNET che i in effetti la materia oscura potrebbe essere spiegata proprio da questi microscopici buchi neri. In effetti buchi neri non interagiscono con la luce, non la riflettono e praticamente sono inosservabili, se non per la loro azione gravitazionale su eventuali oggetti presenti nelle vicinanze, tutte caratteristiche che in un certo senso riguardano anche la materia oscura.
Ma quali potrebbero essere queste tracce? Un microbuco nero che colpisce la superficie della Luna produrrebbe comunque piccoli crateri. Con un po’ di fortuna, questi piccoli crateri potrebbero essere larghi anche pochi metri e avrebbero forme e proprietà differenti da quelle dei numerosi altri crateri che sono presenti sulla superficie del nostro satellite naturale e che sono provocati perlopiù dagli asteroidi.

Differenze tra i crateri di impatto sulla Luna

Le differenze vertono soprattutto sulle modalità con le quali la materia schizza via quando qualcosa cade sulla superficie di un oggetto come la Luna. Se a colpire la superficie è un asteroide, le particelle di polvere colpite tendono a sollevarsi verso l’alto atterrando intorno al punto di impatto. Con i microbuchi neri la cosa è differente: essi, secondo i calcoli effettuati da ricercatori nel nuovo studio, dovrebbero essere penetrati nella superficie depositando l’energia dell’impatto lungo una striscia, una sorta di piccolo pozzo. Il materiale intorno al punto di impatto avrebbe una forma differente, si accumulerebbe maggiormente in altezza. Inoltre il microbuco nero perforerebbe letteralmente la Luna: in pratica ci sarebbe un foro di uscita dall’altra parte.

E sulla Terra?

La ricerca di questi microimpatti sulla Luna, o almeno una fase preliminare della ricerca, potrebbe essere effettuata anche utilizzando l’intelligenza artificiale e analizzando la superficie del nostro satellite naturale qui dalla Terra.
E per quanto riguarda il nostro pianeta? C’è da dire che il nostro è un pianeta “vivo” e trovare crateri così piccoli è un po’ come cercare un granello di sabbia in un torrente in piena. Inoltre abbiamo una densa atmosfera che assimilerebbe gran parte dell’energia di questi tipi di impatti.
Ma anche se la nostra atmosfera non bastasse a proteggerci non ci si dovrebbe comunque preoccupare più di tanto per eventuali impatti di microbuchi neri in futuro: si calcola che siano oramai così dispersi per l’universo che la possibilità che uno di loro ci colpisca in un periodo di tempo ragionevole è praticamente nulla.

Note e approfondimenti

  1. Crater morphology of primordial black hole impacts | Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters | Oxford Academic (IA) (DOI: 10.1093/mnrasl/slab063)

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