Micro sottomarini nanomotorizzati per trasportare medicine all’interno del corpo

Rappresentazione grafica della possibile forma dei micro sottomarini che potrebbero trasportare medicine all'interno del corpo (credito: University of New South Wales)

Micro sottomarini alimentati con nanomotori potrebbero essere un giorno utilizzati per “navigare” nel corpo umano e per eseguire rilasci molto mirati di farmaci ad organi malati e tutto ciò senza necessità di stimoli esterni e senza coinvolgere altri tessuti od organi.
È ciò che prevede un gruppo di ingegneri chimici e biomedici dell’Università del Nuovo Galles del sud, Australia.

Secondo i ricercatori, questi piccoli contenitori di medicine viaggiarebbero grazie a micromotori con i quali potrebbero spostarsi in posizioni specifiche sfruttando “le variazioni degli ambienti biologici per navigare automaticamente da soli” .
Nella ricerca, pubblicata su Materials Today, si parla di progetti relativi a piccoli “sottomarini” di dimensioni micrometriche che trasportano farmaci in specifiche posizioni del corpo e che autoregolano la loro galleggiabilità similmente alle modalità con cui i sottomarini veri utilizzano l’ossigeno e l’acqua per allagare le zavorre onde diventare più o meno galleggianti.

Le bolle di gas rilasciate o trattenute dai micromotori di questi piccoli “sottomarini” rappresenterebbero le “zavorre” grazie alle quali le nanoparticelle sarebbero in grado di muoversi in ogni direzione, differentemente dalla maggior parte dei micromotori che viaggiano solo in modo bidimensionale, come afferma Kang Liang, uno dei ricercatori impegnati nello studio.

Secondo i ricercatori il paziente ingoierebbe una capsula che potrebbe contenere milioni di micro sottomarini all’interno di ognuno dei quali sarebbero presenti milioni di molecole di farmaci: “Una volta nel fluido gastrointestinale, i micro-sottomarini che trasportano il medicinale potrebbero essere rilasciati e all’interno del fluido potrebbero raggiungere la regione superiore o inferiore a seconda dell’orientamento del paziente”.
Il trattamento, secondo i ricercatori, potrebbe essere utile soprattutto per il cancro.

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