Microbioma intestinale anormale dei bambini prematuri associato a crescita stentata secondo studio

Più risulta anormale il microbioma intestinale, ossia l’insieme di tutti batteri e i microrganismi che vivono nell’intestino, dei bambini prematuri, più è a rischio il loro livello di crescita anche fino a quattro anni secondo uno studio presentato alla World of Microbiome Conference 2019 di Milano.
I ricercatori dell’Università della Florida Meridionale (USF) hanno infatti analizzato 78 bambini nati prematuri con un peso inferiore ai 3 kg ed hanno analizzato ogni settimana i loro campioni di feci per le prime sei settimane.

Scoprivano che tutti avevano sviluppato un microbioma “estremamente anormale” come riferito nel comunicato stampa che presenta lo studio presentavano difficoltà nella crescita. Si tratta della disbiosi, uno squilibrio microbico che può essere rappresentato da una microbiota compromesso; molto spesso si fa riferimento alla flora intestinale.
Questa condizione può influenzare la salute del bambino anche nei successivi mesi o anni in quanto il microbioma stesso è alla base del sistema digestivo nonché di quello immunitario. Proprio la crescita “vacillante” che molti bambini prematuri sperimentano è collegata a questa condizione.

La stessa condizione fa sì che i bambini debbano rimanere più tempo del previsto in terapia intensiva, anche per mesi, e che ricevano più antibiotici, proprio perché sono sottoposti a procedure varie nonché invasive e stressanti.
Ciò riduce, tra le altre cose, anche la loro interazione con le madri e porta ad una alimentazione molto più regolata e meno naturale, spesso anche con un quantitativo minore di latte materno, sostanza che è fondamentale per un corretto livello e una corretta diversità dei batteri intestinali benefici.

Maureen Groer, professore di infermieristica e medicina interna della USF nonché autore principale dello studio, suggerisce nuove opzioni terapeutiche in terapia intensiva neonatale, ad esempio l’utilizzo di probiotici speciali.

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