Microplastiche inquinano anche terraferma e non solo oceani

Fibre poliacriliche nel suolo (credito immagine: Anderson Abel de Souza Machado)

Quando si pensa all’inquinamento ambientale da microplastiche, minuscoli pezzettini di plastica che si staccano col tempo dai rifiuti in plastica, il pensiero corre subito agli ambienti marini e in generale all’inquinamento degli oceani nonché degli ecosistemi relativi. È ampiamente dimostrato, infatti, che gli animali marini sono soliti ingerire queste microparticelle di plastica (molte specie le scambiano per plancton).
Tuttavia queste minuscole particelle di plastica possono essere considerate una minaccia parimenti dannosa anche per quanto riguarda gli ecosistemi che appartengono ai suoli, ai sedimenti o alle acque dolci.

A questa conclusione è arrivato uno studio proposto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Leibniz pubblicato oggi su Global Change Biology.
Questo studio può essere considerato uno dei pochi di quelli che analizzano gli effetti delle microplastiche sulla terraferma e in generale al di fuori del contesto oceanico. Tuttavia questi micro frammenti di plastica sono presenti in tutto il mondo e possono innescare effetti dannosi anche al di fuori dell’acqua Marina.

La ricerca stima che oltre 400 milioni di tonnellate di plastica sono prodotti a livello mondiale ogni anno e che un terzo di questi rifiuti va a finire sulla terraferma oppure nelle acque dolci. Con il tempo, questi pezzi di plastica vanno a “decomporsi” in frammenti più piccoli di 5 mm (è proprio questo il limite dal quale si suole utilizzare la definizione “microplastica”). Ma non è finita qui: proprio per loro composizione, le plastiche continuano a frammentarsi fino a che i pezzettini raggiungono una dimensione inferiore a 0,1 micrometri, una dimensione per la quale si può benissimo utilizzare la parola nanoparticella (il diametro di un globulo rosso è di 8 micrometri).

Proprio per questo, l’inquinamento terrestre da microplastica può essere considerato più elevato e più grave dell’inquinamento da microplastica marino.
La ricerca analizza anche l’inquinamento da micro plastica nelle acque reflue: in questo contesto le microparticelle persistono nel fango e se si pensa che parte di queste acque reflue, i cosiddetti fanghi di depurazione, vengono poi riutilizzati nell’agricoltura, va da sé che migliaia di tonnellate di plastica finiscono nei suoli coltivati ogni anno.

Nella presentazione della ricerca pubblicata sul sito del Leibniz si fa anche riferimento al fatto che noi esseri umani siamo soliti ingerire queste microplastiche che anche attraverso il cibo dato che varie ricerche in passato hanno dimostrato che esse sono presenti non solo nel pesce e nei frutti di mare ma anche in altri alimenti quali il sale, lo zucchero o la birra.

Fonti e approfondimenti

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