Microplastiche trasportate dal vento arrivano anche nelle aree più incontaminate del globo

Credito: Sergei Tokmakov, Esq., Pixabay, 4920790

Le particelle di microplastiche, ossia quei piccoli pezzetti di plastica con un diametro al di sotto di 5 mm, vengono facilmente trasportate dal vento e possono arrivare in aree apparentemente remote e intoccabili degli oceani. La conferma arriva da un nuovo studio condotto dal professore Ilan Koren del Dipartimento di Scienze della Terra e del Pianeta dell’Istituto di Scienze Weizmann.

Secondo gli studiosi, queste piccole particelle possono essere trasportate e galleggiare letteralmente nell’aria anche per giorni e, proprio grazie a questo fenomeno, arrivare in aree marine solo apparentemente incontaminate, come spiega Miri Trainic, una ricercatrice impegnata nello studio.
I ricercatori hanno analizzato campioni di aerosol prelevati nel corso del 2016 da una nave di ricerca mentre quest’ultima viaggiava per l’oceano Atlantico settentrionale. Attraverso complesse analisi chimiche i ricercatori sono giunti alla conclusione che nell’aria erano presenti notevoli quantità di polietilene, polistirolo, polipropilene ed altre tipologie di plastiche tutte sotto forma di “microplastica”, cosa che permetteva a queste piccoli pezzettini di poter essere trasportati dai venti agevolmente.

Inoltre i ricercatori hanno analizzato anche campioni di acqua di mare prelevati dagli stessi punti in cui venivano prelevati campioni di aerosol trovando pressoché le stesse tipologie di plastiche. Secondo gli stessi ricercatori le plastiche, una volta inquinato il mare, possono immettersi nell’atmosfera di sopra del mare stesso attraverso lo scoppio delle bolle di superficie. Una volta arrivate nell’aria, cominciano poi ad essere trasportate dai venti in tutte le parti più remote del globo.
Inoltre, come gli stessi ricercatori hanno verificato, una volta che lasciano il mare queste microplastiche si seccano e vengono esposte alla luce ultravioletta, cosa che provoca delle interazioni chimiche che le rendono ancora più dannose e tossiche una volta che ricadono di nuovo in mare, soprattutto nelle aree più vergini.

Infine c’è da specificare che i ricercatori non hanno verificato la presenza di microplastiche con diametri molto piccoli, di quelli misurabili in pochi micrometri. Ciò risulta ancora più preoccupante perché suggerisce che la plastica, nei campioni analizzati dagli stessi ricercatori, è in realtà molto più presente in quanto non sono state praticamente calcolate le cosiddette “nanoplastiche” e tutti i pezzettini più piccoli, ad esempio quelli che derivano dai cosmetici e che si frammentano in sfere quasi impercettibili. E più sono piccole, più queste sfere di plastica possono rimanere nell’area più a lungo percorrendo tragitti sempre più lunghi.

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