Microsensori biodegradabili per il monitoraggio degli alimenti

Nella gran parte dei casi i sensori, oggi integrati in moltissimi oggetti, non vengono utilizzati in prodotti alimentari in quanto spesso contengono dei materiali, come ad esempio delle specie di metalli preziosi, non proprio adatti ad entrare in contatto diretto con qualcosa che deve essere assimilato (proprio per questo vengono usati con parsimonia anche nel comparto medico).
L’interesse verso sensori che non possano costituire in alcun modo un danno qualora diverse sue sostanze materiali venissero ad entrare in contatto con generi alimentari è dunque molto alto nell’odierna industria elettronica.

Giovanni Salvatore, del Politecnico federale di Zurigo, insieme ad altri suoi collaboratori, ha sviluppato microsensori biodegradabili che possono misurare la temperatura. La creazione ha visto l’incapsulamento di un filamento elettrico molto fine in un polimero. Il filamento contiene magnesio, anidride sincronica e nitruro, elementi che possono più o meno facilmente dissolversi in acqua mentre il polimero è fatto perlopiù di amido di mais e di patate.

Secondo lo scienziato, questi microsensori biodegradabili hanno un potenziale enorme. Ad esempio possono rilevare le temperature costanti degli alimenti in viaggio da una zona all’altra del globo. I sensori, infatti, non costituiscono alcuna minaccia per la salute dei consumatori; inoltre sono miniaturizzati nonché flessibile e resistenti.
Quando un giorno, probabilmente, i costi di questi microsensori verranno abbattuti, il loro utilizzo diverrà una cosa abitudinaria per il mercato di massa. Saranno dunque il ponte di collegamento tra i prodotti alimentari e l’Internet delle cose.

Fonti e approfondimenti



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