Midollo osseo trapiantato da topi giovani inverte declino cognitivo nei topi anziani

Cellule di microglia nel cervello dei topi (topo giovane, topo anziano, topo anziano con midollo proveniente da topo anziano, topo anziano con midollo proveniente da topo giovane), credito: Cedars-Sinai)

Una teoria riguardante il declino cognitivo si rifà all’invecchiamento delle cellule del sangue, prodotte dal midollo osseo. Questa teoria è stata supportata da una nuova ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati su Communications Biology, che mostra che trapiantare midollo osseo di giovani topi in vecchi topi riesce ad impedire il declino cognitivo di questi ultimi.
I topi anziani oggetto di trapianto mostrano infatti una migliore memoria ed una migliore capacità di apprendimento.

Non è la prima volta che in via sperimentale si dimostra che introdurre sangue da topi giovani in topi anziani può invertire il declino cognitivo, ma non era stato mai ben chiaro perché ciò accadesse.
La nuova ricerca suggerisce che la causa è da ricercare in alcune proprietà specifiche nelle cellule del sangue giovane, come specifica Helen Goodridge, professoressa di medicina e scienze biomediche presso il Cedars-Sinai Medical Center.

Lo studio si è avvalso di sperimentazioni sui topi eseguite durante 18 mesi. I ricercatori hanno trapiantato in topi dell’età 18 mesi del midollo osseo proveniente da topi dell’età di quattro mesi e da topi della stessa età. Durante i test per rilevare la capacità di apprendimento eseguiti sei mesi dopo, i topi anziani che avevano ricevuto il midollo osseo delle topi giovani mostravano risultati migliori rispetto a quelli che avevano ricevuto il midollo osseo da topi della stessa età, ossia da topi anziani. Mostravano risultati migliori, inoltre, anche rispetto ai topi che non avevano ricevuto alcun trapianto.

In generale i topi che mostravano risultati migliori mostravano anche un maggior numero di connessioni tra i neuroni (sinapsi) nell’ippocampo perché le cellule del sangue prodotte dal giovane midollo osseo riducevano l’attivazione della microglia, un tipo di cellula immunitaria nel cervello che spesso porta a disconnessione delle sinapsi quando diventa iperattiva.
Inutile dire che un lavoro del genere potrebbe essere utile anche per gli esseri umani, soprattutto per le persone anziane affette da malattie caratterizzate da declino cognitivo, in primis il morbo di Alzheimer.

Fonti e approfondimenti

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