Mind uploading forse possibile tramite approccio adattivo decentralizzato

L’idea di trasferire la mente su un supporto artificiale, ad esempio un supporto di tipo informatico o un computer, è una possibilità che è stata affrontata perlopiù dalla fantascienza ma che negli ultimi anni sta facendo discutere anche perché diversi scienziati o futurologi non escludono per nulla la possibilità.
Il cosiddetto “mind uploading”, letteralmente “caricamento della mente”, è sempre stato idealizzato tramite due approcci fondamentali, come spiega un nuovo articolo apparso su Medium.

C’è innanzitutto l’approccio appartenente perlopiù alla fantascienza in cui la mente, intesa come coscienza o identità, viene estratta dal cervello, con metodi non ben definiti o comunque quasi mai affrontati con dettaglio, e inserita o “caricata” in un computer. Quest’ultimo può poi essere innestato su un corpo artificiale quale quello di un robot o di un androide.

C’è poi l’approccio un po’ più realistico, tipico dei cosiddetti “singolaritariani”, ossia di coloro che credono ferventemente che la singolarità tecnologica sia un evento futuro pressoché sicuro.
In questo approccio si immagina un’evoluta tecnologia per scansionare il cervello in maniera così dettagliata da poter riprodurre la posizione di ogni singolo neurone e tutti i collegamenti di ogni singolo neurone con un altro (le cosiddette sinapsi che sono ancora più numerose degli stessi neuroni). Questo approccio necessiterebbe di una forza computazionale non indifferente e di computer che attualmente ancora non esistono né sono in fase di progetto.

Come fa notare l’articolo, si tratta di due approcci che al momento appaiono improbabili. Anche il secondo, che potrebbe sembrare di primo acchito più realistico, ha bisogno di una capacità computazionale e di una tecnologia per la scansione dello stesso cervello che attualmente non sono neanche in programma.
Tuttavia potrebbe esserci un terzo metodo, un metodo adattivo decentralizzato.

Con quest’ultimo metodo, la mente e dunque la coscienza potrebbe essere trasferita su un computer tramite un adattamento incrementale. In sostanza si fa ricorso a protesi neurali e ad interfacce cervello-macchina all’inizio poco invasive, poi sempre più complesse, efficienti e ipertecnologiche.
All’inizio tali protesi potrebbero solo leggermente migliorare la memoria, ma in poco tempo migliorerebbero la percezione e persino la facoltà di pensiero.

Un individuo, con tali dispositivi tecnologici, evidentemente impiantati nel cervello, diventerebbe più intelligente e avrebbe capacità cognitive superiori alla media tanto che alla fine, con dispositivi che imiterebbero l’attività neurale alla perfezione se non ancora più efficientemente, non avrebbe più bisogno della parte biologica.
A quel punto il passaggio da supporto biologico, ossia la nostra testa, a quello artificiale, ossia l’insieme dei dispositivi innestati nel cervello collegati ad un computer, potrebbe essere considerata come una transizione effettuata nel contesto del trasferimento della mente su un supporto artificiale.

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