Misurata per la prima volta quantità di elio nell’atmosfera del Sole

Immagine composita del Sole che mostra l'elio nella corona bassa dell'atmosfera: nei pressi delle regioni equatoriali ce n'è chiaramente di meno (credito: NASA)

È un risultato importante quello raggiunto dalla sonda HERSCHEL dell’Agenzia Spaziale Europea che ha realizzato quelle che possono essere considerate come le prime misurazioni dell’elio nell’atmosfera solare globale.
Si tratta di dati fondamentali per comprendere l’atmosfera stessa del Sole e il suo funzionamento, in particolare quello del vento solare, un costante flusso di particelle cariche che si propagano verso l’esterno e che arrivano naturalmente anche sulla Terra. Ad oggi, infatti, non sappiamo davvero quanto elio c’è nell’atmosfera del Sole.

I risultati delle analisi, riassunti in uno studio pubblicato su Nature Astronomy, potrebbero aiutare a risolvere un “mistero” che coinvolge i rapporti tra elio e idrogeno presenti nel vento solare nel momento in cui raggiunge il nostro pianeta. Le osservazioni in passato, osservazioni comunque mai così precise e dirette come quelle effettuate da HERSCHEL, avevano mostrato che esistevano rapporti molto bassi, più bassi di quanto previsto o calcolato tramite gli approcci teorici. Mancava un bel po’di elio e, secondo gli stessi scienziati, parte di quest’ultimo restava nello strato più esterno dell’atmosfera del Sole, la cosiddetta “corona” oppure in qualche altro strato più interno.

Ora, grazie alle misurazioni e alle immagini ad alta risoluzione scattate tra il 2009 e il 2013 da HERSCHEL, un osservatorio spaziale nonché una collaborazione tra l’Osservatorio Astrofisico di Torin e l’Institute d’Astrophysique Spatiale in Francia, gli scienziati stanno chiarendo molti aspetti.
L’osservatorio ha infatti mostrato che l’elio praticamente non è distribuito in maniera uniforme nell’atmosfera solare. Ad esempio nella regione equatoriale ce n’è pochissimo mentre nelle aree alle medie latitudini ce n’è molto di più. Forse queste discrepanze sono collegate al campo magnetico solare e alla velocità del vento solare nella corona che può cambiare.

I ricercatori sono giunti a queste conclusioni confrontando anche le immagini e i dati di HERSCHEL con quelli raccolti dal Solar and Heliospheric Observatory (SOHO), altro osservatorio spaziale progettato dalla NASA in collaborazione con l’ESA.
Ma non vogliono certo fermarsi qui: per il futuro hanno in mente di utilizzare due nuovi strumenti, denominati Metis e EUI, che si trovano a bordo del Solar Orbiter, un satellite per l’osservazione del Sole realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con la NASA, per raccogliere ancora più dati e per comprendere ancora di più riguardo alle differenti quantità di elio nella corona solare.

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