MIT propone il “sole in scatola” per usare l’energia dalle rinnovabili nelle normali reti elettriche

il concetto 'Sun in a box' (credito: Duncan MacGruer)

Si chiama “Sun in a box” ed è il progetto, abbastanza intrigante, portato avanti da un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology. I ricercatori cercano di immagazzinare letteralmente l’energia ricavata dalle fonti rinnovabili, sostanzialmente dal sole e dal vento, onde poterla utilizzare su richiesta, sostanzialmente nelle reti elettriche.

Uno dei problemi principali dell’energia ricavata dalle fonti rinnovabili è infatti l’impossibilità, almeno nella maggior parte dei casi, di poterla trasportare efficientemente per poterla utilizzare in una rete elettrica, come specifica Asegun Henry, professore associato presso il Dipartimento di ingegneria meccanica del MIT: “Anche se volessimo gestire la rete sulle rinnovabili ora non potremmo, perché avresti bisogno di turbine a combustibili fossili per compensare il fatto che la fornitura di energia rinnovabile non può essere spedita su richiesta. Stiamo sviluppando una nuova tecnologia che, in caso di successo, risolverebbe questo problema più importante e critico nell’energia e nei cambiamenti climatici, in particolare il problema dello stoccaggio”.

La ricerca, pubblicata su Energy and Environmental Science, descrive un nuovo sistema di archiviazione dell’energia che si basa su un innovativo processo di messa a fuoco della luce per ottenere calore. In tal modo è possibile immagazzinare il calore molto più efficiente mente di quanto si possa immagazzinare l’elettricità. Attraverso un motore termico è poi possibile riconvertire il calore in energia elettrica.

L’innovazione sta nel fatto che la squadra di ricerca ha pensato di utilizzare il silicio, il metallo più abbondante sulla terra, che può resistere a temperature superiori anche ai 4000 °F, per immagazzinare il calore a temperature maggiori e quindi rendere questo processo di riconversione molto più efficiente.

Il sistema sarebbe rappresentato da un grosso serbatoio di 10 metri di larghezza fatto di grafite e riempito di silicio liquido, tenuto ad una temperatura di circa 3500 °F. Questo osservatorio sarebbe poi collegato ad una secondo serbatoio più caldo. Quando l’energia elettrica proveniente dalle celle solari entra nel sistema, essa viene convertita in calore e l’energia termica può essere immagazzinata ad un’altissima temperatura.
Quando poi è necessario utilizzare l’elettricità, il silicio liquido caldo viene propagato attraverso una serie di tubi e il calore viene trasformato in luce; una serie di celle solari specializzate trasforma questa luce in elettricità, poi più facilmente trasferibile ad una rete elettrica, anche ad una cittadina.

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