Modo in cui si balla è unico e intelligenza artificiale può riconoscerci

Un team di ricercatori del Center for Interdisciplinary Music Research dell’Università di Jyväskylä in Finlandia ha scoperto, tramite analisi eseguite con la tecnica del motion capture, che le persone ballano in un modo unico, così distintivo che un’intelligenza artificiale può riconoscerlo e dunque collegarlo ad un’identità.

Si è trattato risultato fortuito, come spiega Emily Carlson, prima autrice dello studio. Inizialmente i ricercatori volevano infatti studiare qualcosa di diverso, volevano cioè capire se si può utilizzare la tecnica dell’apprendimento automatico, noto algoritmo dell’intelligenza artificiale, per identificare che tipo di musica un soggetto che balla sta ascoltando.
In base ai movimenti, secondo i ricercatori, forse poteva essere possibile capire il genere musicale per il quale il soggetto sta seguendo il ritmo.

Gli esperimenti sono stati condotti su 73 partecipanti tramite la tecnica della motion capture. Ai partecipanti venivano fatti ascoltare vari pezzi musicali di diversi generi. I partecipanti stessi dovevano muoversi e ballare, cercando di seguire il ritmo, nella maniera più naturale possibile.
Analizzando i movimenti dei partecipanti tramite la tecnica dell’apprendimento automatico, l’algoritmo riusciva ad identificare il genere musicale corretto solo nel 30% dei casi.

Tuttavia gli stessi ricercatori scoprivano qualcosa che forse è ancora più importante: il computer riusciva identificare quale dei 73 soggetti stava ballando nel 94% delle volte.
“Sembra che i movimenti di danza di una persona siano una specie di impronta digitale”, dichiara Pasi Saari, uno degli autori dello studio. “Ogni persona ha una firma di movimento unica che rimane invariata, indipendentemente dal tipo di musica che sta suonando.”

Per alcuni generi, tuttavia, il computer si dimostrava più preciso rispetto ad altri.
È ancora presto per dire se un software di riconoscimento del ballo possa essere utilizzato come si utilizza un oramai “banale” software di riconoscimento facciale ma gli stessi ricercatori dichiarano già a questo punto di essere poco interessati ad eventuali applicazioni nel contesto della sorveglianza o del banale riconoscimento.

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