Molti pazienti con dispositivo cardiaco non rispettano divieto di guida secondo studio

Secondo un nuovo studio presentato al congresso mondiale di cardiologia 2019, quasi un terzo dei pazienti con defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD) continua a guidare veicoli nonostante venga loro fortemente suggerito di non farlo in quanto ritenuta una pratica pericolosa non solo per i pazienti stessi ma anche per gli altri.

Questi dispositivi vengono impiantati nel corpo onde contrastare gli effetti delle aritmie ventricolari potenzialmente letali, una cosa che previene la morte improvvisa.
Tale dispositivo può essere inserito nel corpo sia dei pazienti che non hanno mai avuto un arresto cardiaco e non hanno neanche subito un’aritmia ventricolare, ma che naturalmente sono a rischio, sia nei pazienti che già sono sopravvissuti ad un arresto cardiaco.

In vari paesi ci sono leggi che vietano a persone con dispositivi del genere di guidare per periodi che possono variare di paese in paese.
Di solito la guida professionale è vietata mentre la guida per uso personale viene vietata per quattro settimane dopo l’impianto dell’ICD.

“Sono le condizioni cardiache sottostanti e non la presenza del dispositivo ICD stesso a destare preoccupazione, poiché potrebbero causare aritmia e perdita di coscienza e quindi potenzialmente un grave danno al paziente o agli astanti se si verificano mentre il paziente è al volante”: è quanto dichiara Jenny Bjerre, ricercatore dell’Ospedale Universitario di Gentofte, Danimarca, e uno degli autori dello studio.

Lo studio si è avvalso dei questionari inviati a 3913 persone adulte che avevano subito l’impianto di un ICD per la prima volta tra il 2013 e il 2016.
In alcune risposte gli stessi pazienti dichiaravano di non essere a conoscenza delle restrizioni mentre in altre dichiaravano di non rispettare questo divieto scientemente.

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