Morbo di Crohn, scoperto importante enzima coinvolto in infiammazione intestinale

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.chom.2021.01.002, Cell Host and Microbe)

Un’importante scoperta è stata fatta da un team di ricercatori della Weill Cornell Medicine e della NewYork-Presbyterian riguardante la malattia di Crohn, una malattia infiammatoria dell’intestino che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Ad oggi queste persone sono spesso trattate con gli antibiotici in modo si possano contrastare quei batteri dannosi che possono causare la stessa infiammazione intestinale. Purtroppo, questi antibiotici uccidono anche i batteri benefici, quelli di cui lo stesso intestino ha bisogno.

I ricercatori hanno scoperto, come hanno descritto in uno studio pubblicato su Cell Host and Microbe, che i pazienti con malattia di Crohn mostrano una certa sovrabbondanza di un batterio intestinale denominato Escherichia coli aderente-invasivo o adherent-invasive Escherichia coli (AIEC). Questo batterio sembra promuovere l’infiammazione l’intestino attraverso un particolare processo.
I ricercatori hanno infatti scoperto che questi batteri producono dei metaboliti che interagiscono con le cellule del sistema immunitario presenti rivestimento dell’intestino, cosa che poi porta all’infiammazione. Secondo i ricercatori si può “interferire” con questo processo eliminando un importante enzima in esso coinvolto. Hanno infatti eseguito degli esperimenti sui topi affetti da malattia di Crohn e ciò alleviava l’infiammazione.

Randy Longman, un professore di medicina e direttore del Jill Roberts Center for Infiammatory Bowel Disease alla Weill, ritiene che questo possa essere considerato come un “punto debole nei batteri terapeuticamente individuabile”, una sorta di tallone d’Achille.
Nello specifico hanno preso di mira l’1,2-propandiolo, un sottoprodotto della degradazione del fucosio, un tipo di zucchero, che si trova nel rivestimento dell’intestino. Questo prodotto viene usato dagli AIEC per crescere dato che viene convertito in propionato. Durante questo processo, però, vengono coinvolti anche alcune specifiche cellule del sistema immunitario, i fagociti mononucleari, le quali innescano l’infiammazione.

I ricercatori hanno dunque ingegnerizzato alcuni batteri AIEC in modo che non avessero un enzima chiave coinvolto in questo processo denominato propandiolo disidratasi. I batteri AIEC senza propandiolo disidratasi non provocavano l’infiammazione nei topi con morbo di Crohn.
“Cambiare un percorso metabolico in un tipo di batterio può avere un grande impatto sull’infiammazione intestinale”, spiega Monica Viladomiu, una delle ricercatrici impegnate nello studio.
Secondo gli stessi ricercatori queste scoperte potrebbero essere utili per arrivare a trattamenti più utili per la malattia di Crohn, nello specifico trattamenti che mirino in maniera più efficace alle cause che portano all’infiammazione senza intaccare, come fanno molti antibiotici, anche batteri che non centrano nulla o che sono addirittura benefici dell’intestino stesso.

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