Moscerini utilizzano temperatura esterna per regolare il sonno

Un moscerino della frutta (Drosophila melanogaster, credito immagine: File:Drosophila melanogaster - top (aka).jpg - Wikimedia Commons, André Karwath, CC BY-SA 2.5, cropped)

I moscerini della frutta utilizzano la temperatura ambientale per regolare il proprio ritmo del sonno. Nonostante questi piccoli insetti non abbiano ormai avuto un antenato in comune per centinaia e centinaia di milioni di anni con gli esseri umani, con questa scoperta i ricercatori sperano di capire di più su come i neuroni nel cervello dei mammiferi utilizzano, oltre alla luce, anche la temperatura per regolare i ritmi circadiani.

Swathi Yadlapalli, uno degli autori principali dello studio e ricercatore presso il Dipartimento di Biologia Molecolare, Cellulare e dello Sviluppo dell’Università del Michigan, sottolinea come La temperatura ambientale in relazione allo sviluppo dei ritmi circadiani non sia mai realmente studiata a fondo, diversamente dalla relazione con la luce.
Quest’ultima è in grado di regolare, letteralmente, l’orologio biologico ma un numero di ricerche sempre maggiore fa comprendere che questa regolazione avviene anche tramite termorecettori che monitorano, in maniera costante, la temperatura esterna.

I ricercatori già sanno che gli orologi circadiani di mammiferi vanno a controllare la temperatura interna del corpo anche se quest’ultima cambia costantemente durante il giorno. “Il sistema circadiano produce un ritmo giornaliero di temperatura che è uno spunto importante per quando è ora di andare a dormire”, dichiara Orie Shafer, altro ricercatore impegnato nello studio.
Nello specifico, gli orologi circadiani cominciano a raffreddare la temperatura corporea interna quando si avvicina il momento di andare a dormire e comincia a riscaldarla quando si avvicina il momento di svegliarsi.
Tuttavia dimostrare che i neuroni delle mosche della frutta utilizzano una temperatura esterna per innescare il sonno è un altro paio di maniche ed è un’informazione che potrebbe risultare utile per studiare i neuroni umani.

Fonti e approfondimenti



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