Nanomateriali sempre più utilizzati nell’industria possono entrare e accumularsi nei nostri corpi

Credito: armennano, Pixabay, 4558443

Sempre più prodotti di consumo, anche di quelli che stanno a stretto contatto con il nostro corpo, come cosmetici e vestiti, vengono riempiti di nanomateriali. La nanotecnologia sta facendo passi avanti giganteschi e i nanomateriali stessi vengono sempre più usati in un numero di settori produttivi sempre più grande ma qualcuno ha lanciato l’allarme: si tratta di particelle così piccole che sono difficili da individuare, finanche da misurare, che alla fine possono entrare nei nostri corpi, anche attraverso la catena alimentare.

Una volta entrati all’interno del corpo, possono poi facilmente penetrare nelle cellule e accumularsi con conseguenze che nessuno, finora, ha cercato di indagare con metodo scientifico o almeno lo ha fatto senza creare poi così tanto clamore dato che non se ne parla mai, così come invece avviene, per esempio, con le microplastiche.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, sembra colmare proprio questo vuoto, anzi lancia un allarme su quanto possono essere pericolosi per il nostro corpo. I ricercatori che hanno realizzato lo studio dichiarano di avere ideato un nuovo metodo per tracciare i nanomateriali all’interno della catena alimentare acquatica:hanno scoperto che dai microrganismi acquatici possono entrare nel corpo dei pesci e da questi possono poi arrivare nei nostri corpi.

Secondo quanto spiega Fazel A. Monikh, un ricercatore dell’Università della Finlandia orientale, una volta che entrano in un organismo, i nanomateriali possono cambiare la propria forma e la propria dimensione e possono penetrare nelle cellule o praticamente in qualunque organo proprio grazie alle piccolissime dimensioni.
Il ricercatore dichiara di aver scoperto che possono accumularsi anche nel cervello.

Tuttavia risulta molto difficile misurarne la quantità, cosa che porta il ricercatore a richiedere pubblicamente, anche ai responsabili politici, di introdurre regole più ferree sull’utilizzo dei nanomateriali stessi e sul fatto che debbano essere indicati negli ingredienti dei prodotti. Attualmente, infatti, come spiega Monikh, non c’è alcuna regolamentazione al riguardo e i nanomateriali utilizzati non vengono mai indicati tra gli ingredienti, né viene quasi mai reso pubblico il loro utilizzo in molti prodotti: “Questo è un problema globale che necessita di una soluzione globale. Molte domande sui nanomateriali devono ancora essere risolte. Sono sicuri per noi e per l’ambiente? Dove finiscono dopo che li abbiamo usati? Come possiamo valutare il loro possibile rischio?”, dichiara ancora Monikh. Tutte domande più che lecite a cui, attualmente, non c’è ancora una risposta.

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