Nanoparticelle metalliche tossiche inalate da aria inquinata trovate nel cuore

Mitocondri (m) del cuore di un bambino di tre anni contenenti nanoparticelle elettrondense (indicate dalle frecce nere) (credito: doi: 10.1016/j.envres.2020.109816 – Environmental Research)

Nanoparticelle metalliche di inquinamento atmosferico sono state trovate in importanti di cellule del tessuto del cuore nel corso di uno studio realizzato da esperti della Lancaster University, dell’Università del Montana e dell’Università del Valle del Messico.
I ricercatori, tramite la microscopia elettronica, hanno infatti rilevato la presenza di nanoparticelle metalliche tossiche all’interno dei mitocondri del tessuto cardiaco di vari soggetti deceduti. Si tratta di cellule molto importanti perché forniscono energia al cuore stesso.

Tra le nanoparticelle individuate, ricche di ferro e di metalli, i ricercatori hanno scoperto anche il titanio trovato all’interno di cellule cardiache danneggiate di un ventiseienne. Hanno poi trovato nanoparticelle metalliche anche all’interno del cuore di un bambino di tre anni.
Si tratta di organi rimossi da persone morte a seguito di incidenti, persone che erano vissute a Città del Messico, considerata una delle città con l’atmosfera più inquinata del mondo.

Si tratta di risultati che gettano nuova luce su come l’inquinamento atmosferico possa causare lo sviluppo di malattie cardiache. Le particelle metalliche, una volta inseritesi stabilmente nelle cellule del tessuto cardiaco, possono infatti portare a stress ossidativo e ad altre tipologie di danni alle cellule, anche in cuori molto giovani come quelli dei bambini.
Le nanoparticelle vengono inalate attraverso l’apparato respiratorio e, tramite la circolazione del flusso sanguigno, possono giungere al cuore.

“Il fatto che abbiamo trovato queste particelle di metallo all’interno del cuore anche di un bambino di tre anni indica che le malattie cardiache possono iniziare presto nella vita, rivelando solo i suoi effetti clinici completi in seguito vita. È davvero urgente ridurre le emissioni di particelle ultrafini dai nostri veicoli e dall’industria prima di dare la malattia di cuore anche alla prossima generazione”, dichiara Barbara Maher, ricercatrice della Lancaster che ha guidato il team di studi insieme a Lilian Calderón-Garcidueñas.

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